La vera storia di Halloween

 

 

Il caso di Halloween è paradigmatico del fenomeno per cui generalmente uno stesso tema-episodio-comportamento, che sia una fantasticheria soltanto immaginifica o che sia un fatto storicamente realistico, viene elaborato dai diversi pubblici non-specialisti, così come dai vari studiosi e scienziati, in forma tale che ne derivano tante e diverse letture, spesso contradditorie se non fieramente antagoniste, spesso a sfondo ideologico come anche con fini di manipolazione commerciale, politica ecc.

Sull’arcaica celebrazione annuale dei morti, con riferimento in particolare alla loro natura di spiriti-anime ed alle eventuali forme di qualche loro sopravvivenza, esistono da sempre, quanto meno, sia delle versioni semplici e popolaresche, tipiche di un pubblico di livello culturale più basso-mainstream, sia delle versioni complesse e sofisticate, tipiche di un pubblico di livello culturale più istruito-critico.

La ricorrenza attualmente più diffusa e visibile in occidente, di evocazione-celebrazione degli spiriti trapassati, viene indicata spesso con il termine ombrello di Halloween

A livello basso- mainstream, si immagina Halloween come un’iniziativa artificiosa, ideata in tempi recenti dal leggendario marketing statunitense per fini commerciali

A livello istruito-critico, si sa bene che la celebrazione dei morti è presente da sempre nelle comunità umane, verosimilmente da qualche diecina di migliaia di anni, mentre Halloween ne è soltanto una versione contemporanea parziale (tra l’altro con forti connotazioni neo-carnevalesche)

Presso i latini ricorrono i Saturnali, feste che si sono svolte per secoli in date variabili tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, generalmente con feste, cerimonie e scambi di piccoli doni augurali, con connotazioni carnevalesche e forme di evocazione degli spiriti dei trapassati o di interazione con essi.

Con l’avanzare del primo millennio, prende piede il modello nordico-celtico della Masnada dei Morti capitanate dal nordico Hellequin o Harlequin (Hellequeen, Wotan ecc), con danze macabre di umani e morti insieme, che diventa nella versione latina l’Alichino dantesco o l’Arlecchino della commedia dell’arte.

Su questa evoluzione interviene insistentemente l’autorità politica cattolica, che percepisce la celebrazione dei morti come una pericolosa concorrente laica-antagonista per il controllo e la gestione sul mondo degli spiriti.

L’Ecclesia corre ai ripari sviluppando il modello di “Ognissanti” dove una certa vitalità delle anime viene accettata; ma gli unici spiriti autorizzati ad esistere, ed eventualmente a manifestarsi in qualche modo nella ricorrenza annuale dei Saturnali o dei Morti-Santi, sono solo quelli canonizzati nell’olimpo cattolico; mentre gli spiriti delle persone comuni meritano di essere celebrati con doni e fiamme votive, ma senza interagire con loro.

Con la crescente crisi dell’autorità politica cattolica e con lo sviluppo del movimento scientifico moderno, indicativamente dal Sei/Settecento in poi, il tema ecclesiale di una specifica celebrazione dei morti comuni passa in secondo piano.

Con il deciso affermarsi anche a livello popolare di atteggiamenti illuministi-positivisti-materialisti, almeno dal principio dell’Ottocento, il tema dell’eventuale interazione con le anime disincarnate si consolida nel movimento spiritualista (talvolta sincopato un po’ spregiativamente nel termine “spiritista”) che si interessa a ipotesi di comunicazione con gli spiriti.

L’idea spiritualista suscita grandi perplessità sia nel classico movimento cattolico sia nel più moderno movimento scientifico; ma raccoglie anche adesioni presso scienziati e intellettuali di indubbia credibilità, di successo talvolta anche in ambito psicologico, tra cui ad esempio: Cesare Lombroso , Conan-Doyle, William James e tanti altri.

Il tema merita ulteriori approfondimenti sistematici.

Intanto, da qualche tempo, ne ho prodotto una lezione-video articolata, per cominciare ad avvicinare con serietà (invece che con classica banalità) tale questione, che ha riflessi notevoli sulla nostra quotidianità psicologica.

A tale sistematica introduzione, rimando:

 

 

 

About PERUSSIA : il tuo Psicotecnico

Felice PERUSSIA: da una buona quarantina d'anni sono psicologo clinico professionista, poi anche professore ordinario di Psicologia Generale in Università. Ho maturato una lunga e approfondita esperienza nella consulenza psicologica personale, individuale e in gruppo, collaborando con centinaia (o forse: migliaia) di persone, nell'arco di molti anni. Faccio base, con un gruppo di brillanti colleghe, principalmente a Milano.

View all posts by PERUSSIA : il tuo Psicotecnico →