PTSD, Disturbo post-traumatico da stress: Scemi di Guerra in video

 

Un tema di grande rilievo per la psicologia è quello della drammatica risposta psico-fisica che oggi viene definita, nella letteratura internazionale, come“PTSD : Post Traumatic Stress Disorder” o, in italiano, “Disturbo Post-traumatico da Stress”.

Questa sindrome esiste più o meno da sempre, ma è emersa in modo massiccio soprattutto nel contesto della Prima Guerra mondiale, quando per tale quadro clinico è stato ideato il termine di Shell Shock.

Shellshock significa letteralmente: Shock da Guscio-Conchiglia o Granata (shell). La granata è un tipo di bomba, per lo più di bomba-a-mano. Si tratta cioè di un proiettile esplosivo che viene lanciato talvolta con un apposito marchingegno, ma che più spesso viene  gettato direttamente con il braccio da un soldato. In Italia la bomba-a-mano viene anche chiamata “ananas” per via della sua tipica forma.

Il fenomeno psicologico dello Shellshock è stato descritto, probabilmente per la prima volta, dal medico militare inglese Charles Myers in un articolo pubblicato su Lancet nel 1915 [Myers, C.S. (1915). A contribution to the study of shellshock. Being an account of three cases of loss of memory, vision, smell and taste admitted to the Duchess of Westminster’s War Hospital, Le Touquet. Lancet, 13, 316-320].

Alla questione  del trauma di guerra, nel contesto della Prima Guerra Mondiale, viene attribuito un rilievo notevole.

Sugli sviluppi del tema in ambito militare, fino alla Secondo Guerra Mondiale, abbiamo realizzato anche un’altra nota, particolarmente ricca: Psicoterapia secondo il Dipartimento di Sato americano.

Oggi si ritiene che i meccanismi dello Shell Shock siano presenti, almeno parzialmente, in molte situazioni di sofferenza psicologica.

Nell’uso italiano si è parlato di Nevrosi di Guerra ma, con espressione che testimonia purtroppo della straordinaria debolezza che caratterizza la nostra pop psychology in tema di psichiatria, è stata spesso utilizzata a livello popolare anche la penosa definizione di Scemi di Guerra.

 

Su questi temi disponiamo di un buon apparato di testimonianze e documenti video.

Ne riporto una serie qui di seguito, così da facilitare il lavoro di chi intende documentarsi sul fenomeno. Anche perché una conoscenza adeguata su questo genere di casi clinici è davvero necessaria per chi intende lavorare nella consulenza psicologica alle persone; benché fortunatamente questo genere di situazioni si presenti solo molto raramente in una forma così forte nella nostra quotidianità contemporanea.

 

C’è un documentario della Rai assai interessante e ben fatto, come spesso accade nel caso dei lavori prodotti dal Servizio Pubblico italiano nell’ambito di Rai Storia. E’ stato realizzato per la serie Il tempo e la storia, e si intitola:  Scemi di guerra, la follia nelle trincee.

La Rai offre anche un breve podcast radiofonico relativo al rapporto tra la società e i Traumi di Guerra all’epoca della Prima Guerra Mondiale. La prima parte è dedicata ai traumi fisici e la seconda ai traumi psicologici.

Riesce utile per capire la materia (ancorché in lingua originale inglese) il documentario Shell Shock, meno ricco di quello Rai ma utile per documentare anche visivamente il tema. E’ firmato da Blakeway Production for Channel Four ed è attualmente disponibile anch’esso su YouTube, in due parti. Una parte è dedicata alla Prima Guerra Mondiale, l’altra è  dedicata alla Seconda Guerra Mondiale:

 

 

 

 

A latere di questa documentazione, può essere interessante ascoltare anche delle testimonianze di  militari italiani ricoverati durante la prima guerra mondiale nell’ex ospedale psichiatrico di Padova. Le loro voci sono ricostruite, o ricavate dalle loro lettere, in una forma di video-saggio curato da Francesca Busetti e intitolato Matti di guerra:

 

 

Immagini dirette sulle conseguenze di traumi di guerra nella Prima Guerra Mondiale, realizzate dall’esercito inglese, si possono osservare qui:

 

 

 

 

Una versione assai più ampia, sempre di questa documentazione sul dramma dei militari inglesi nella Prima Guerra mondiale, è riportata in un altro video:

 

 

 

Per quanto riguarda invece i possibili trattamenti, sempre con riferimento al caso specifico dei militari, merita sempre vedere il notevole Let There Be Light, film-documentario realizzato nel 1948 per l’esercito degli Stati Uniti niente meno che da John Huston e rimasto a lungo lontano dalle luci della ribalta, che è stato recentemente restaurato.

Il film-documentario riprende in diretta alcuni trattamenti, basati principalmente su tecniche cognitivo-comportamentali spesso sviluppate su base ipnotica, che rappresentano le strategie elettive d’intervento in uso nell’ambito clinico-scientifico anglo-americano per affrontare i PTSD ormai da più o meno un secolo a oggi.

 

 

 

Sono tutti materiali importanti per l’aggiornamento di chiunque operi (o si prepari ad operare) per aiutare le persone a superare il proprio disagio personale.

 

 

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