Psicologo: Storia e attualità di una professione scientifica

perussia.it-psicologo

Felice PERUSSIA – PSICOLOGO: Storia e attualità di una professione scientifica.

Torino: Bollati Boringhieri, 1994, pp.572.
Collana: Manuali di Psicologia, Psichiatria, Psicoterapia.

 

SOMMARIO

AUTOANALISI

Chiarezza – Precisazioni

IL MESTIERE DELLA MENTE

Cavalieri senza nome – Lo psicologo prima dello psicologo – Una lunga storia cominciata da poco – Storiografia psicologica – Fonti – Nei secoli dei secoli – Le molte anime del movimento psicologico

LO PSICOLOGO PROTOTIPICO

Immagini – Pubbliche relazioni – Eminenze – La legge
IL CASO ITALIANO

Le origini – Filosofia – L’alba accademica – Oscuramento – La ricostruzione – Prima della rivoluzione – Il grande caldo – Ambivalenza reattiva – La malattia mentale – Il corso di laurea – Lo psicologo va al congresso – La febbre – Convalescenza – Il rilancio – Scandali – Applicazioni – La scienza – L’albo degli psicologi

L’INTERNAZIONALE PSICOLOGICA

Stelle e strisce – Il resto del mondo – Europa – Altre terre – Gli italiani dall’estero – Miti di generazione – La persecuzione antipsicologica – La persecuzione antipsicoanalitica – La grande proletaria

UNA GRANDE FAMIGLIA

Medici – Fratelli coltelli – Collaborazione – La prescrizione di farmaci – Psichiatri – Il cerusico dell’anima – Psicoanalisti – Lo sviluppo della psicoanalisi in Italia – Psicoanalisi e società – Psicoterapia e medicina – I non-psicologi

DIVENTARE PSICOLOGO

La formazione universitaria in psicologia – La selezione dei futuri psicologi – Strumenti di selezione – La selezione spontanea – Interessi e motivazioni – Variabili di personalità – Immatricolazioni – La formazione di base – La formazione specialistica – La specializzazione clinica – Gli specializzandi – La psicoterapia personale – Valutazione della formazione – La disoccupazione

SUPPORTI

Teorie – Scuole di riferimento – Eclettismo – Continuità e diversificazione – L’editoria psicologica – Guide – Il professore di psicologia

LA PROFESSIONE

Il processo di professionalizzazione – La terziarizzazione dell’occidente – Lavorare col pensiero – Il professionista psicologo – Contesti – Soddisfazioni e disagi – Redditi – Il ricercatore – La psicologa – Il clinico – La professionalizzazione del paziente

L’INTERAZIONE CLINICA

La psicoterapia in concreto – Il prototipo del terapeuta, Freud – Struttura dell’intervento – Modelli di terapia – Setting – Durata – Eventi significativi – Esiti – Problemi della relazione – La variabile economica – La variabile apertura/chiusura – La variabile erotica – La variabile etica – Altri fattori

IL PAZIENTE

Il bacino di utenza – Il paziente potenziale – Il paziente attuale – Il paziente prototipico – Il paziente privato – Il paziente istituzionale – La selezione sociale del paziente – Il professionista seleziona il cliente – Il cliente seleziona il professionista – Pregiudizi da parte del clinico – Differenze di vedute tra cliente e professionista – Il paziente psicologo

NUOVI CHIERICI

Cosa sarà?

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

PRESENTAZIONE
(quarta di copertina)

Psicologia clinica e applicata, laboratorio, ricerca sul campo, setting. Corsi di laurea in psicologia. Psicologi, psicoanalisti, psichiatri, medici. Formazione, lavoro, ruolo dello psicologo, albo professionale. Origini, evoluzione, attualità. Gli psicologi, e gli studenti di psicologia, sono una componente importante della cultura e della società contemporanea, assieme ai loro pazienti, committenti e professori. Ma non conosciamo con esattezza chi sono appunto gli psicologi, che cosa pensano, che cosa fanno, che cosa sperano, come si formano, che cosa li aspetta una volta formati, in che misura fanno riferimento alle varie teorie e tecniche, chi sono e che cosa pensano i loro clienti.
Oggetto del libro non è la Psicologia, bensì lo Psicologo. La storia e l’attualità dell’una e dell’altro si confondono, ma non coincidono. La pratica quotidiana è diversa dalle teorie. Per descrivere lo psicologo-in-azione, questo ampio rapporto si basa, in una prospettiva storica ma puntata sull’attualità più recente, su centinaia e centinaia di ricerche contemporanee, condotte presso psicologi, studenti di psicologia, professori e clienti in varie parti del mondo (di cui una parte significativa in Italia).
Un libro originale e completo, oltre che vivace e documentato fino al dettaglio, che tutti gli psicologi, e tutti gli studenti di psicologia (per non parlare dei loro clienti) dovrebbero leggere dall’inizio alla fine.

AUTOANALISI
(introduzione)

Non si può capire veramente uno psicologo se non si conoscono la storia e l’attualità della psicologia. Non si può capire veramente la psicologia se non si conoscono la storia e l’attualità degli psicologi. Se la psicologia, in quanto scienza e in quanto filosofia, è un processo astratto di conoscenza, essa consiste anche, in quanto professione, di un movimento fatto di persone. Detto altrimenti: la psicologia-nel-mondo si confonde con la fenomenologia dell’essere psicologo.
Parafrasando Poincarè, potremmo dire che “psicologia è ciò che fanno gli psicologi”. Forse non è soltanto questo, ma di sicuro è almeno questo. Psicologia e Psicologo sono due concetti diversi. Tuttavia, quando si parla di nuova psicologia, dalla fine dell’800 in poi, l’elemento distintivo è sì il metodo, e la teoria, ma soprattutto la nascita della professione. Un modo sicuro per distinguere la psicologia cosiddetta scientifica da quella cosiddetta pre-scientifica consiste infatti nel separare gli psicologi che si percepiscono e quindi si dichiarano come esplicitamente tali (quelli scientifici) dagli studiosi che non si definiscono psicologi (quelli pre-scientifici). La psicologia in quanto scienza autonoma è identificabile solo attraverso il costituirsi di un movimento psicologico come riferimento per l’identità dei professionisti della mente. Anche nella sua natura di progetto scientifico, la disciplina esiste solo nel momento in cui viene costituito all’interno dell’epochè un particolare vissuto di rapporto col mondo che si autopropone appunto come psicologico.
La psicologia è una corrente di pensiero che può esistere solo in quanto esiste un movimento di uomini che ne rappresenta la testimonianza concreta nella cultura e nella società. Gli psicologi sono la reificazione della psicologia, che a sua volta rappresenta la cifra del loro rapporto fenomenico con la realtà. Una reificazione della psicologia sono anche, complementarmente, i loro clienti-pazienti, pazienteovvero il loro pubblico. Il contesto psicologico è definito da un apparato teorico di base, il quale trova però la sua realtà nelle molte figure che agiscono in suo nome. In primo luogo la comunità degli psicologi stessi, ma anche quella dei loro pazienti e committenti, di coloro che li formano (i professori di psicologia, i caposcuola e i supervisori della pratica clinica, gli altri intellettuali che li ispirano), nonchè tutto quell’insieme di simpatizzanti (aspiranti psicologi, aspiranti clienti, dilettanti, curiosi) e antagonisti (critici, oppositori, concorrenti) che ruotano attorno a tale nucleo disciplinare.
Il movimento psicologico rappresenta oggi una realtà di vaste dimensioni, caratterizzata da una tradizione ormai lunga e radicata. Questa storia, così come questa attualità, non è molto nota, specie per quanto riguarda il caso del nostro Paese. E’ poco conosciuta dal pubblico in genere. Quasi la ignorano le nuove generazioni che si affacciano massicciamente al campo della ricerca e del lavoro psicologico (ovvero che si preparano ad esserne i clienti). Le conoscono relativamente poco anche gli psicologi in servizio professionale, così come gli accademici dei corsi di laurea.
Scopo di questo libro è di contribuire ad una definizione della nuova identità dello psicologo. Ad oltre un secolo dalla nascita della psicologia, il profilo di questo professionista-scienziato, della sua formazione, delle sue attività, dei suoi clienti, è notevolmente mutato rispetto alle origini. Lo psicologo rappresenta ormai una figura significativa del nostro tempo, rispetto al quale si ha l’impressione di conoscere molto e di cui in effetti si sa abbastanza poco. In questo saggio mi propongo dunque di chiarire meglio agli psicologi, agli studenti e al pubblico in genere (oltre che a me stesso), che cosa sia appunto il movimento psicologico. Queste pagine vogliono presentare una fotografia dello psicologo contemporaneo; avendo però chiaro che questa rappresenta il fotogramma ingrandito di un film che stiamo girando da più di cent’anni.

Esiste, da almeno un secolo a questa parte, una letteratura considerevole che affronta il tema di “Che cosa è la psicologia?”. Tale vasta produzione di testi mette l’accento soprattutto sul dibattito teorico, epistemologico, filosofico, di scuola. Nelle pagine che seguono mi propongo di contribuire a trovare una risposta a tale inesauribile curiosità, ma scegliendo una domanda diversa. La domanda cui cerco di rispondere in questo libro è infatti, piuttosto, questa: “Che cosa è lo psicologo?”.
In altre parole: il libro è dedicato alla forma della psicologia, al modo in cui questa esiste nella concretezza del lavoro di tutti i giorni, più che al contenuto di quello che lo psicologo, lo studente o il pubblico utilizzano come riferimento teorico quando parlano della disciplina. Inevitabilmente, c’è sullo sfondo di queste pagine anche il quadro contemporaneo delle teorie della soggettività, ma i richiami di scuola che pure vi compaiono tra le righe sono funzionali a disegnare uno schizzo della phisiologie della comunità psicologica (per dirla con Balzac), e non alla fondazione epistemologica della sua teoria. In altre parole questo libro è dedicato all’essere-nel-mondo della psicologia, alla fenomenologia di questo stato d’animo (che è anche una professione), e non alla riflessione teoretica degli psicologi.
Come è facile intuire, uno sforzo di definizione della prassi formale coincide necessariamente con un processo di ridefinizione della strategia euristica. O, in altre parole: una volta che è stata descritta attraverso la concretezza operativa quotidiana dello psicologo in quanto soggetto, anche la teoria psicologica della soggettività può acquistare un significato differente.
Non è di fatto possibile distinguere tra i vari percorsi paralleli che la costruzione del movimento ha seguito: fra la storia della teoria e la storia di chi l’ha costruita, fra l’evolversi delle istituzioni universitarie che la codificano e il modificarsi della preparazione di chi la applica, fra le strategie personali di ricerca di ciascun singolo operatore e lo sviluppo delle associazioni psicologicheprofessionali ovvero di quelle scientifiche, e di quant’altro si riferisca in qualche modo all’universo psicologico. Sono tutti temi strettamente interconnessi, che costantemente si rimandano l’un l’altro e si chiariscono (ovvero si complicano) reciprocamente.
Lo psicologo attuale può essere descritto facendo riferimento alla formazione della psicologia ovvero alla formazione degli psicologi. Le due dimensioni, entrambe costantemente in divenire, sono complementari l’una all’altra. I temi ricorrenti di questo libro sono dunque quelli della storia degli psicologi (concepita in buona parte come serie di flash back necessari a capire la situazione attuale), della identità e della formazione, della ricerca, ovvero della biografia individuale, dell’applicazione, della analisi psicologico-sociale relativa alla professione psicologica nel suo complesso. Per dirla con gli storiografi contemporanei, si tratta di una storia minima, o materiale, o sociale (oltre che, in buona parte, di una storia di vita). Si tratta, soprattutto, di attualità.
Il libro sviluppa una costante attenzione a due differenti quadri formativi, professionali e culturali: quello italiano e quello statunitense. Sullo sfondo, c’è la crescita degli psicologi nel mondo. Il richiamo al contesto nordamericano è importante sia per avere un punto di confronto sia, soprattutto, perchè la ricerca statunitense nel settore è notevole, e ha prodotto una quantità di materiale scientifico superiore a quella offerta dalla ricerca di qualsiasi altro Paese. La comunità psicologica nordamericana rappresenta inoltre, come vedremo, il punto di riferimento, esplicito e implicito, praticamente di tutta la psicologia mondiale.

Chiarezza

Sulla realtà dello psicologo esistono, presso il pubblico così come presso gli psicologi, molte fantasie. Alcune di queste, verificate alla prova della ricerca sistematica (delle molte indagini qui radunate), risultano false.
Alcuni fraintendimenti sono originati dalla nulla, o scarsa conoscenza dei fatti presso il pubblico e talvolta anche presso gli specialisti. Altri derivano dalla tendenza, almeno da parte di alcuni, a mantenere per sè i segreti di bottega. Ciò discende da una forma di gelosia professionale o dalla convinzione, più o meno consapevole, che il controllo di informazioni riservate rappresenti al contempo un privilegio e un elemento di autorevolezza. Non lo si vuole dunque condividere con altri, temendo di ridurne il valore, in quanto il possesso di un segreto può rappresentare comunque un elemento di distinzione e di potere, almeno agli occhi di un pubblico che crede nella sua esistenza.
Alcuni ritengono che la conoscenza diffusa della realtà psicologica possa rappresentare un impoverimento della disciplina. Si temono i rischi di una eccessiva volgarizzazione. Si sospetta che, una volta definito in modo più trasparente il quadro della situazione, si diffonderebbe ulteriormente nel pubblico la già diffusa sensazione di poter dire il proprio parere sulla psicologia anche se non si possiede una competenza approfondita in materia. Alcuni preferiscono dunque mantenere all’interno della cerchia degli addetti ai lavori le conoscenze “vere”, e il relativo dibattito, perchè ritengono di essere gli unici, in quanto specialisti, a poterle capire e utilizzare correttamente.
E’ il concetto delle contraddizioni in seno al popolo, o dei panni sporchi, che non vanno mostrati all’esterno per non indebolire il gruppo. E’ la tipica pretesa del tecnico di essere il solo a poter giudicare poichè egli è l’unico che conosce. E’ la convinzione che il pubblico (sia generico sia di quelli che si stanno formando), rispetto alla propria attività, non vada considerato come un interlocutore alla pari bensì come un minore che deve essere guidato.
Altri fraintendimenti derivano da una tendenza diffusa a costruire la storia in termini di leggenda. Questa produce convinzioni irrealistiche la cui ragione d’essere non risiede tanto nei fatti quanto piuttosto in una aspettativa pregressa, in un desiderio profondo, che certi fatti esistano. Può darsi che il mostro di Loch Ness (piuttosto che le amazzoni, i vampiri, le percezioni extra-sensoriali o i cannibali) non esistano, ma per qualche motivo fa piacere pensare, pur tra dichiarazioni di scetticismo, che forse ci siano o ci siano stati.
Così, ad esempio, agli psicologi piace pensare di essere stati perseguitati, a motivo della propria fede psicologica, in qualche periodo della loro storia. Piace loro credere che la laurea in psicologia sia sinonimo di disoccupazione. Amano non di rado percepirsi come soggetti relativamente marginali rispetto ad un mondo ostile. Tali convinzioni, ben poco attendibili se verificate con indagini sistematiche, sono coltivate amorevolmente dagli psicologi poichè rispondono ad una qualche loro esigenza profonda. Esse fanno parte tuttavia della loro (nostra, mia) fenomenologia, di cui appunto mi propongo di delineare uno schizzo in queste pagine.
Uno degli obiettivi di questo libro consiste allora nel fornire dati di ricerca, quanto più possibile ampi e circostanziati, per definire lo psicologo e, con esso, alcuni aspetti della disciplina che rappresenta la sua ragione d’essere. La psicologia è prima di tutto una scienza, uno strumento di conoscenza e di previsione, che può servire agli stessi psicologi per capire meglio se stessi. Anche un tema eminentemente applicativo e professionale come la condizione operativa dello psicologo può essere dunque affrontato utilmente con gli strumenti di quell’indagine empirica che costituisce la base della psicologia come ricerca scientifica di base.

Ho cercato di compiere uno sforzo di citazione puntuale delle fonti, come è testimoniato anche dai molti riferimenti bibliografici. Occorre tuttavia ricordare che, parallelamente alla storia e alla storiografia psicologicadel movimento psicologico, si è sviluppato un costante e intenso dibattito critico fra gli psicologi relativo alla valutazione di quanto è avvenuto. Tale dibattito è stato in gran parte condotto faccia a faccia, in discussioni, dibattiti e chiaccherate di cui non è rimasta traccia se non nel ricordo, personale e altrui, di quanto è avvenuto negli ambulatori, negli studi, nei corridoi delle università, nei convegni, nelle commissioni di concorso, nelle cene al ristorante, nelle riunioni in salotto, in incontri più privati, nelle hall degli alberghi, sulle poltrone di aerei e di treni (costantemente abitati da psicologi itineranti).
Di tutto ciò possiamo trovare una qualche eco solo nella storia orale della disciplina, negli aneddoti, nei pettegolezzi e nei miti, ovvero nella biografia di ciascuno di noi. A tutto ciò ho fatto anche riferimento, benchè più tra le righe del testo che non con precarie citazioni. Del resto, benchè la ricerca scientifica debba essere tenuta separata dall’autore, è difficile separarsi da se stessi. Mi sarà dunque concesso di fare riferimento anche alla mia esperienza personale.

Il testo si rivolge al mondo degli psicologi, o aspiranti tali, ma può essere utile anche al pubblico non specialista e al potenziale cliente in particolare. L’ho scritto pensando ad alcuni dei miei studenti, che talvolta mi stupiscono per il candore con cui non sanno quasi nulla di psicologia pur avendo spesso delle buone idee (anche psicologiche), e pensando ad alcuni dei miei colleghi, che talvolta mi stupiscono per la sensazione che comunicano di non conoscere quasi per nulla la realtà storica della nostra professione pur sapendo magari produrre una ricerca di buona qualità.
Il libro si rivolge a tutti quelli che perseguono consapevolmente la costruzione della propria identità attraverso la psicologia, a quelli che sono psicologi senza saperlo, a quelli che vorrebbero esserlo, a quelli che hanno pensato qualche volte che forse andare dallo psicologo potrebbe fare loro del bene (o che potrebbe rimettere in sesto qualcuno della famiglia), a quelli che, quando gli dici che sei uno psicologo, ti rispondono, come in un riflesso condizionato, “interessante!”.

Precisazioni

Prima di cominciare (ma in effetti ho già cominciato), occorre premettere alcuni chiarimenti. Il primo riguarda il problema della completezza dei dati. Il libro riporta molti fatti, ma ne potrebbe contenere assai di più. Ognuno troverà che manca qualcosa (specie se si tratta di un evento o di una persona che lo ha coinvolto) o che c’è qualcosa di troppo (specie se riguarda persone, gruppi o settori disciplinari che non ama o che non conosce). E’ inevitabile. Qualsiasi ricerca non può essere che parziale. Questa indagine ha richiesto anni di lavoro, e ad un certo punto occorre fermarsi. Altrimenti non si passa mai alla fase di stesura del testo, i dati raccolti non possono mai venire sottoposti alla valutazione degli addetti ai lavori, nè possono essere utilizzati per fornire informazioni (spero di qualche utilità) ai simpatizzanti e ai futuri colleghi che stiamo cercando di formare. L’analisi presentata in queste pagine va insomma letta come un excursus preliminare sul tema (ancorchè documentato) e non come un trattato conclusivo.
Questo libro è stato pensato, sin dall’inizio, in parte come un servizio a favore della comunità psicologica che attualmente si sforza di fare crescere la disciplina e le sue applicazioni. Sin dalla sua nascita, è pronto per essere rivisto, in edizioni successive che lo aggiornino e lo perfezionino al di là dei limiti di una prima stesura. Per certi aspetti questo saggio è quindi un documento in progress, una proposta di discussione e non una conclusione. Sarò dunque ben felice di ricevere quante più possibili comunicazioni e segnalazioni, utili ad una eventuale seconda edizione.
Ho cercato di ricavare spunti e indizi sulla vita e la mentalità dello psicologo da occasioni disparate, ma, nonostante tutti i miei sforzi, le fonti riportate saranno verosimilmente incomplete. Accanto alla storia, e alle discussioni interpretative, gli psicologi hanno sviluppato da tempo anche uno sforzo di validazione empirica, attraverso la ricerca sistematica, su ciò che è successo. Tale impegno, conforme alla tradizione di una disciplina scientifica, è stato forse inferiore alle potenzialità dei nostri strumenti di ricerca, ma rappresenta comunque una base di riferimento considerevole. Ritengo che i testi qui citati possano ragionevolmente fornire un campione abbastanza ampio e aggiornato da rappresentare un punto di partenza per ulteriori indagini. Spero, quanto meno, di avere considerato la maggior parte delle testimonianze più importanti tra quelle disponibili alla data di chiusura del testo, e cioè al 1993. Uno degli obiettivi del lavoro è anche quello di fornire una serie di riferimenti bibliografici che possa costituire un punto di partenza per successivi approfondimenti di aspetti anche molto specifici.
Gli argomenti affrontati risentono di quanto è disponibile in letteratura. Questo lavoro è in parte una rassegna, e quindi una analisi del contenuto, di quello che la ricerca psicologica in materia di psicologi ci offre. La notevole ampiezza di alcune sezioni, e le limitate dimensioni di altre, dipendono dunque, in parte, oltre che da una mia specifica intenzione critica, dalla disponibilità di materiale. Ogni argomento potrebbe essere trattato più estesamente, ma questo fa parte dei limiti di qualsiasi indagine.
Alcuni argomenti, e in particolare quelli di carattere storico, vengono presentati in modo sintetico, specie se si confronta questo testo con alcuni ampi lavori presenti in letteratura. Va ricordato tuttavia che il libro pretende di rivolgersi anche ai neofiti del movimento psicologico, che non sempre hanno occasione di incontrare queste notizie nemmeno in forma succinta. Inoltre: un minimo di inquadramento storico potrà risultare utile a capire anche le diverse atmosfere culturali ed emotive che hanno caratterizzato la storia del movimento, l’alternarsi delle diverse aspettative, lo svilupparsi di singoli settori, anche indipendentemente dalle intenzioni consapevoli dei protagonisti.
Alcuni giochi di parole, così come qualche allusione, sono un po’ iniziatici. Ma non mi sembra che danneggino il testo, poichè non si notano se non si è in grado di comprenderli. In ogni caso: non ho saputo resistere alla tentazione. La vita reale è fatta anche di ironia, di mezze frasi e di allusioni. Molte cose non si riescono a capire, se vengono spiegate fino in fondo.
Il dettaglio di alcune date, di qualche nome e di qualche luogo geografico, specie per quanto riguarda gli inizi della professione psicologica, è oggetto di controversia. professionalizzazione :storiaLe fonti di riferimento sono talvolta imprecise (nel senso che le loro tracce si perdono nel nulla). In altri casi esiste un problema terminologico (ad esempio: che cosa intendere per “laboratorio” o “corso universitario” di psicologia), e su tutto aleggia una moderata gelosia di campanile (chi ha anticipato la psicologia scientifica? quale ne è stato il primo vero libro? quale sede ha avuto il primo corso? chi ha affermato per primo la tal cosa?). Capita inoltre che il medesimo testimone autorevole, in circostanze diverse, racconti lo stesso evento in due versioni contrastanti.
Persino le datazioni canoniche, prima fra tutte la fondazione del laboratorio di Lipsia, sono state messe in dubbio (Boring, 1965). Si tratta comunque di variazioni nell’ordine dell’anno o al massimo di pochi anni, o di scambi isolati fra qualche nome. Ho cercato peraltro di non farmi prendere la mano dalla febbre filologico-polemica, nè dall’ostentazione erudita, per riferire mediamente i fatti nel modo in cui appaiono più frequentemente o più autorevolmente. Rimangono delle incertezze e delle contraddizioni, in attesa di conferme (se possibile) definitive. Inoltre, poichè in questo libro vengono riportate complessivamente (fra testo e riferimenti bibliografici) almeno 4.000 citazioni di nomi, e quasi altrettante cifre o date, sarebbe quasi strano che non ci fosse cascato qualche errore materiale di trascrizione (anche se ho fatto di tutto per evitarlo). Mi scuso quindi, di nuovo, per le approssimazioni che verosimilmente il testo conterrà, e mi dichiaro ben lieto di raccoglierne la segnalazione se qualcuno avrà la cortesia di farmele notare.
Esiste infine un problema di impiego non-discriminatorio del linguaggio, nel senso che (come è anche esplicitamente indicato, ad esempio, dai manuali della American Psychological Association :etica) è buona norma evitare qualsiasi forma di differenziazione che possa implicare connotazioni negative verso particolari categorie di soggetti. Ciò appare rilevante specie per quanto riguarda il rischio di una discriminazione :sessista.
Il termine, anche giuridico, con cui si definisce chi pratica la psicologia è quello (neutro; genere che in italiano esiste anche se si tende a dimenticarlo) di psicologo. Come avviene anche per molte altre qualifiche (medico, psichiatra, psicoanalista, ma anche professore, architetto, avvocato, ingegnere, e così via), il neutro può venire confuso con il maschile. Nel nostro caso il fatto risulta assai paradossale, specie se si considera che, come vedremo, gli psicologi sono in maggioranza donne.
Avevo tentato, in un primo tempo, di applicare un modello di linguaggio non-sessista all’americana, per cui avevo scritto continuamente “lui o lei”, “suo/sua” ovvero “lo/la psicologa/psicologo”, ma il testo, già denso, ne risultava penosamente appesantito e in alcuni casi l’applicazione riusciva difficile (volendo rispettare la consecutio). In alternativa: l’impiego prevalente del termine “psicologa” suonava fuorviante, poichè dava la errata sensazione che in quel passo (e un po’ in tutto il libro) si parlasse solo degli psicologi di sesso femminile.
Ho dunque receduto (benchè solo sul piano della forma grammaticale) dalle originarie intenzioni di esibizione non-sessista, a favore di un costante utilizzo del genere neutro, il quale viene peraltro normalmente impiegato in sede ufficiale (anche per varie espressioni accessorie come quelle di terapeuta e di paziente). Mi sono dunque limitato a togliere l’articolo determinativo dal titolo del volume e a sottolineare che il termine “psicologo” è appunto neutro (con buona pace sia delle donne sia degli uomini), ovvero che il problema esiste ed è significativo. Mi scuso quindi per gli eventuali fraintendimenti, in attesa che le sedi organizzate della comunità psicologica trovino una soluzione soddisfacente al riguardo.

Per un contatto con l’Editore: Bollati Boringhieri.

Molti approfondimenti sul tema in: Perussia, F. (2015). Storia della Psicologia: Manuale di scienze della mente. Milano: Psicotecnica Amazon.

 

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Commenti chiusi