Parto e Ipnosi: Dati scientifici certificati

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Purtroppo si tende spesso a utilizzare supporti chimici-oppiacei, invece che suggestivi-ipnotici, per accompagnare le future mamme ad incontrare dal vivo i loro principi e principesse. Per aiutare tutti a capire meglio e di persona i dati scientifici (psicologici e medici) in materia, metto qui a disposizione il Paragrafo §157  del Manuale.

 

Perussia, F. – Manuale Completo di Ipnosi. Milano: Psicotecnica Amazon, 2013.

§157 – Ostetricia Ginecologia Concepimento Parto (pp.573-578)

 

 

Uno degli impieghi specifici più diffusi dell’ipnosi in campo medico, assieme alla sua utilizzazione in ambito chirurgico e più in particolare odontoiatrico, sono le applicazioni ostetriche connesse con la maternità, in tutte le sue fasi.

  • Secondo Irland, della University of Wisconsin at Madison, i temi principali attorno a cui si organizza l’impiego dell’ipnosi a supporto della maternità includono diverse procedure, tra cui principalmente: “Auto-induzioni della trance da parte della donna; tecniche per riposare; gestione del dolore; uso di diverse opzioni sensoriali su cui concentrarsi; tecniche per fare fronte alle distrazioni esterne; sviluppo di metafore della nascita; acquisizione di capacità di supporto da parte del partner” [Irland, 2010].

In letteratura ricorre l’idea che l’ipnosi possa favorire la maternità anche nel senso, molto preliminare, di facilitare psicologicamente la fertilità e il concepimento [Baram, 1995; Gravitz, 1995; Poehl et Al, 1999; Mikesell, 2000; Hutchinson-Phillips, 2003; Hugo, 2009; James, 2009]. Si ritiene più che altro di poter realizzare un forma naturale di maternità assistita, contribuendo con l’ipnosi, quanto meno, ad una riduzione della eventuale sterilità temporanea che può essere prodotta dallo stress; mentre è difficile raccogliere delle chiare evidenze sull’efficacia di interventi che suggestionano direttamente la possibilità di rimanere incinta, anche in assenza di stress particolari.[1]

Ci sono persone molto desiderose di concepire un figlio, ma che al momento non riescono a realizzare il loro sogno, le quali ricorrono anche al supporto ipnotico, dichiarando poi non di rado (a loro discrezione) di averne tratto giovamento o quanto meno conforto. Insomma: è ovvio che non si può rimanere incinta per via ipnotica, ma è verosimile che la buona disposizione verso la vita e la maggiore serenità che ne consegue possano contribuire indirettamente a favorire un sempre più armonico dipanarsi del processo biologico del concepimento, fino eventualmente a conseguire una felice generazione.

  • Erickson, nell’arco di diversi anni, prende in carico complessivamente 20 donne che desiderano avere un figlio, ma che non riescono a rimanere gravide, forse per una forma di infertilità funzionale di origine psicogena, che ostacola ciascuna di loro da almeno 4 anni al momento della consulenza. Le dieci tra queste che seguono il trattamento suggestivo per un periodo fra 2 e 13 mesi, basato sopratutto su un riapprendimento della coscienza corporea e sul rilassamento nella zona pelvica, rimangono tutte gravide. Le restanti dieci, che abbandonano il supporto ipnotico quasi subito, non sembra riescano a raggiungere il loro obiettivo. La metodologia seguita non viene descritta in modo ben definito, ma il dato di base, ancorché da verificare con maggiore dettaglio, è notevole [Erickson, 1958c].
  • In una ricerca evidence based, condotta presso il Soroka University Medical Center di Beer-Sheva in Israele, sono state aiutate alcune donne che si sottoponevano ad una procedura di fertilizzazione in vitro con 98 cicli di somministrazione del tipo IIVF:ET [Vitro Fertilization Pre-Embryo Transfer], accompagnata da ipnosi finalizzata alla suggestione di fertilità; confrontando gli effetti ottenuti su di loro con un campione di donne cui venivano somministrati in modo analogo i 98 cicli di somministrazione IIVF:ET, ma senza ipnosi [Levitas et Al, 2006]. Alla fine dell’esperimento, rimangono gravide: il 53.1% delle donne nel gruppo con percorso ipnotico, ma solo il 30.2% delle donne nel gruppo senza percorso ipnotico.
  • Nel caso (assai notevole) appena descritto, la somministrazione ipnotica avviene in questo modo: “Durante la sessione pre-ipnotica, ad ogni paziente è stato chiesto di scegliere un’esperienza di vita molto piacevole da rivivere durante la ET [trasferimento dell’embrione]. Lo stato ipnotico durante il trasferimento dell’embrione è stato indotto dal medesimo ipnotista utilizzando la fissazione degli occhi, il rilassamento e alcune suggestioni permissive e indirette. È stato suggestionato alla paziente di immaginare la procedura di trasferimento dell’embrione come se fosse l’accoglienza di ospiti da lungo tempo attesi e molto apprezzati. Solo quando si è ritenuto che la paziente avesse raggiunto un livello di trance adeguato (dopo più o meno 10 minuti) è stata avviata la procedura di trasferimento dell’embrione. Dopo il trasferimento dell’embrione, e prima della de-ipnotizzazione, alla paziente sono state fornite suggestioni post-ipnotiche per suscitare calma, rilassamento, e ottimismo verso il futuro” [Levitas et Al, 2006].

In ostetricia: più frequentemente che per favorire l’instaurarsi della gravidanza, l’ipnosi viene utilizzata per offrire un sostegno positivo alla madre che porta avanti la gestazione. Su questi temi esistono dei veri e propri programmi di intervento, che hanno raggiunto un buon livello di diffusione nelle strutture sanitarie per la maternità. Merita altresì ricordare che l’impiego dell’ipnosi in appoggio alla maternità è proprio quello cui anche la Chiesa Cattolica attribuisce maggiore rilievo [Pio XII Papa, 1956, 1957] [§ 47] e questo anche senza venire meno al controverso obbligo giudaico-cristiano che dice, alla donna: “Con dolore partorirai i tuoi figliuoli” [Genesi 3,16].

Esistono varie rassegne che mostrano l’efficacia dell’ipnosi nella gestazione: per favorire il rilassamento della gestante in tutte le fasi del processo, per accompagnare serenamente la puerpera al parto, per favorire un parto sereno, per contenere la durata e l’intensità delle doglie, per ridurre drasticamente o eliminare del tutto l’impiego di farmaci, l’anestesia epidurale e l’intervento cesareo, per fronteggiare gli eventuali problemi collaterali che si presentassero prima, durante e dopo il parto [Michael, 1952; Hoffman e Kipenhauer, 1961; Johnson, 1980; Werner. Schauble e Knudson, 1982; Brann e Guzvica, 1987; Harmon, Hynan e Tyre, 1990; Jenkins e Pritchard, 1993; Oster, 1994; Baram, 1995; McCarthy, 2001; Cyna, McAuliffe e Andrew, 2004; Huntley, Coon e Ernst, 2004; Brown e Hammond 2007; Irland, 2010; Rose Wilson e Dillard, 2012]. Sono disponibili anche dei volumi sulle tecniche pratiche che si sono dimostrate più adatte da applicare nella circostanza [Velvovsky et Al, 1954; Kroger, 1961; Mongan, 1992, 2005; O’Neill, 2000; Dick-Read, 2004; Landolt e Milling, 2011; Madden et Al, 2012; Phillips-Moore, 2012; Werner, 2013].

La suggestione può contribuire a ridurre le ansie che l’immagine popolare della maternità può talvolta evocare, finendo con l’avvolgere l’immagine della gravidanza e del parto in un alone di drammaticità e di mistero. L’ipnosi può allenare la gestante a rilassare i muscoli, che invece quando sono in tensione possono rendere il dolore più intenso, specie nella prima fase del travaglio. Più in generale: la suggestione può ridurre quel tipico circolo vizioso per cui si determina un aumento della tensione, che aumenta il dolore, che aumenta la tensione, ecc.

  • Tra l’altro, secondo una ricerca di Alexander, Turnbull e Cyna [2009], del Women’s and Children’s Hospital di Adelaide in Australia, con un campione di 37 soggetti: le donne sembrano presentare un livello di suscettibilità ipnotica che, quando sono gravide, risulta superiore al livello di suscettibilità ipnotica che le stesse donne presentavano quando non avevano ancora concepito.

Nel complesso, l’ipnosi può rendere più familiare la situazione del parto e sconfiggere le eventuali auto-profezie negative nei confronti di tale passaggio. Il che si realizza, in tanti casi, anche utilizzando l’autoipnosi; soprattutto perché spesso non è agevole organizzare la presenza dell’ipnotista al momento preciso della nascita. Per cui è particolarmente utile che la futura mamma impari, quanto meglio può, a gestire autonomamente il proprio controllo sugli aspetti problematici della situazione.

L’impiego dell’ipnosi per supportare le gestanti si è progressivamente raffinato, lungo una pratica ormai plurisecolare che l’ha visto diffondersi in tutti i contesti dove è prevalente la tradizione scientifica occidentale, anche in culture relativamente nuove per questo tipo di supporto medico.

  • “Molto di recente Il dottor Pritzl (Wien. med. Woch., 1 novembre 1885) ha ottenuto eccellenti risultati con una primipara; i cui dolori erano molto vivi ancora dopo ventiquattr’ore” [Richer e Gilles de la Tourette, 1889, 123].
  • Da una meta-analisi condotta su ricerche cliniche sistematiche relative all’impiego dell’ipnosi per la riduzione del dolore durante il parto, condotta presso il già citato Women’s and Children’s Hospital di Adelaide, risulta che, rispetto a gruppi di controllo che hanno ricevuto supporti non ipnotici oppure dei placebo oppure nessun supporto specifico, le madri che hanno usufruito delle opportune induzioni suggestive di rilassamento nel parto: definiscono il dolore provato come meno acuto e richiedono con minore frequenza degli interventi di analgesia farmacologica [Cyna, McAuliffe e Andrew, 2004].
  • Dopo avere passato in rassegna 27 ricerche sull’uso dell’autoipnosi in connessione con il parto, Brown e Hammond concludono, in relazione al disagio per le gestanti, che: “Riduzioni significative sono state dimostrate nel dolore connesso al travaglio ed al parto così come per la necessità di farmaci durante e dopo il travaglio e il parto. Non è necessaria la presenza dell’ipnotista durante il parto. Più del 60% delle donne che usano l’ipnosi è in grado di partorire senza farmaci e senza anestesia“ [Brown e Hammond, 2007]. Gli studiosi rilevano pure, come ulteriore constatazione che discende dai dati raccolti in alcune ricerche condotte con soggetti a rischio di parto prematuro, che: “L’ipnosi può svolgere un ruolo molto importante nella prevenzione delle nascite pre-termine.” Quest’ultimo aspetto è stato verificato con evidenza anche dalla ricerca di Reinhard e colleghi [2009] presso lo University Witten-Herdecke Teaching Hospital nella Ruhr; così come in varie altre indagini specifiche [Omer, Friedlander e Palti, 1986; Omer, 1987; Brown e Murphy, 1999] tra cui delle Cochrane Review [Eke, Ezebialu e Eleje, 2012; Khianman et Al, 2012].
  • In una ricerca condotta presso la Faculty of Medicine di Haifa in Israele [Zimmer et Al, 1988], con un campione di 16 partorienti in ipnosi o in autoipnosi, si rileva che la durata dei movimenti fetali (indicatori di una buona condizione fisica del nascituro) è significativamente superiore nel campione ipnotico rispetto ai movimenti fetali presenti in un analogo campione di controllo, composto da partorienti che non utilizzano la suggestione. Secondo gli studiosi, il fenomeno dipende dal fatto che il feto diventa più vivace quando la madre è più rilassata.
  • In una ricerca coordinata tra la Middlesex University di Londra, la Medical Sciences University e la Islamic Azad University di Teheran: a 6 puerpere iraniane pluripare viene insegnata l’autoipnosi. Il vissuto della trance, che interviene al momento del parto, viene descritto dalle madri come: “Un senso di sollievo e di conforto, fiducia in se stesse, soddisfazione, mancanza di sofferenza relativa al dolore nel travaglio, trasformazione della sensazione di dolore in una sensazione di pressione, diminuzione della paura nei confronti del parto naturale, mancanza di stanchezza e assenza di ansia. Le madri hanno testimoniato di una loro maggiore concentrazione sui muscoli dell’utero e della cervice uterina, consapevolezza di tutte le fasi del parto, e presenza in loro di «pensieri positivi». Le nascite così realizzate sono state percepite come molto soddisfacenti, se messe a confronto con le loro precedenti esperienze di parto” [Abbasi et Al, 2009].
  • Mehl [1994], del Department of Psychiatry presso lo University of Vermont College of Medicine at Burlington, somministra un trattamento in ipnosi, di una durata che può arrivare fino alle 10 ore di sedute in studio con in più l’insegnamento dell’autoipnosi, ad un campione di 100 gestanti, il cui feto si presenta, fra la trentasettesima e la quarantesima settimana, in posizione podalica. In ipnosi, mentre vengono somminsitrate suggestioni di rilassamento e di tranquillità, alle gestanti viene chiesto, in particolare, come mai il bambino si presenta in posizione podalica. La somministrazione dell’ipnosi prosegue fino al parto o fino a che il bambino ruota in una posizione cefalica. L’81% dei feti alle cui madri viene somministrato il trattamento ipnotico ruota fino alla posizione cefalica; mentre questo avviene solo nel 48% di un analogo gruppo di controllo, cui l’ipnosi non è stata somminsitrata; con una differenza che è satisticamente significativa.
  • Sono stati tentati anche interventi suggestivi per affrontare problemi più specifici, come ad esempio quelli legati alla rotazione cefalica esterna del feto, ma con esisti solo indicativi; nel senso che l’uso dell’ipnosi aiuta e conforta la madre durante l’operazione, ma non sembra riuscire da solo a produrre l’effetto di rotazione auspicato [Reinhard et Al, 2012; Guittier et Al, 2013].

In letteratura vengono descritti anche diversi interventi in cui la suggestione si rivela utile nel periodo successivo al parto. Ad esempio: il supporto ipnotico può aiutare la puerpera nella fase dell’allevamento del bambino, particolarmente nel suo primo anno di vita. Può favorire un migliore allattamento [Siegel, 2004]. Può aiutare nel parto plurigemellare [Brown e Massarelli, 2002]. Può contribuire a superare i disagi psicologici e le forme depressive che eventualmente si presentano successivamente alla nascita del bambino [Yexley, 2007]; benché sull’efficacia dell’ipnosi nella depressione post-partum, che pure sembra esistere chiaramente in base a vari resoconti anedottici, si stiano ancora ricercando delle vere e proprie certezze evidence based [Sado et Al, 2012]. L’ipnosi può risultare di conforto anche nelle circostanze in cui interviene un aborto [Erickson, 1950b; Walters e Oakley, 2002; Marc et Al, 2007].[2]

Si è sviluppata anche una certa tradizione di intervento con l’ipnosi su vari problemi di natura ginecologica. Alcuni di questi coincidono con la consulenza nell’ambito della sessuologia [§ 171]. Altri fanno riferimento, in particolare, alla possibilità di influire su vari aspetti delle mestruazioni [Kroger e Freed, 1943; Dorcus e Kirkner, 1948; Emmerson e Farmer, 1996; Howsam, 1999b].

  • Come ci testimonia autorevolmente Wundt all’Università di Lipsia: “Abbiamo osservato frequentemente che, in questo modo [con l’ipnosi], possono venire stimolate la digestione e le mestruazioni; che queste ultime, quando le perdite sono abbondanti, possono essere rallentate e regolate” [Wundt, 1892, 35].
  • L’ipnosi è stata utilizzata con successo per migliorare la condizione delle donne in menopausa [Halas, 2000]. In particolare, secondo una ricerca evidence based relativa ad un campione di 187 persone in post-menopausa che è stata realizzata in collaborazione fra tre università (Baylor at Waco, Indiana at Indianapolis, Texas at Austin): si è evidenziata una drastica riduzione, verificata statisticamente sia in termini di valutazione soggettiva che di evidenza fisiologica, tanto della frequenza delle vampate di calore quanto della loro intensità [Elkins et Al, 2013].

[1] Per inciso, c’è anche chi ha ipotizzato (ma senza produrre dei dati precisi a conforto) che l’ipnosi possa favorire delle forme anticoncezionali naturali, fondate sulla suggestione di non-concepimento [Perry, 1980].

[2] Alla luce di tutte queste evidenze, è davvero curioso rilevare quanto poco sia diffuso l’impiego dell’ipnosi come supporto alle madri. Basti notare che, come risulta da un’indagine condotta su di un vasto campione nazionale di gestanti inglesi, come supporto alla gestazione e al parto: il 17.6% ha utilizzato infusi di erbe; il 14.4% la medicina omeopatica; il 5.7% le erbe mediche; mentre solo meno dell’1% si è servita dell’ipnosi [Bishop et Al, 2011]. E’ sempre difficile capire i motivi che inducono a sprecare una così grande opportunità, come quella offerta dall’ipnosi nell’ambito della maternità. Le ipotesi possono essere molte, ma temo che giochi anche la circostanza per cui la cultura diffusa percepisce come più vicine alla medicina vera e propria l’immagine delle pozioni vendute in confezioni (da assumersi per via orale) che evocano magiche leggende (molto citate nei rotocalchi e ben supportate economicamente dalle industrie che le producono) rispetto alle suggestioni ipnotiche (evidence based) certificate dalle NIH, ma difficilmente traducibili in un business industriale e ben poco sostenute dalla pubblicità o dalle pubbliche relazioni.

 


 

Accanto a tutti questi dati che la psicologia e la medicina scientifiche ci offrono, per un esempio comunque significativo a favore della scelta di una gravidanza e di un parto in chiave naturale ipnotica, più che chimica oppiacea, merita ricordare la simpatica testimonianza offerta dall’attuale Famiglia Reale d’Inghilterra:

 

 

 

Molti approfondimenti sul tema in: Perussia, F. (2013). Manuale Completo di Ipnosi. Milano: Psicotecnica Amazon.

Per capire meglio la psicologia, si veda anche: StoriadellaPsicologia.it.

 

 

 

 

 

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