Oggi non mi sento niente bene (Bravo!)

“Ogni giorno, da ogni punto di vista, vado sempre meglio!”

Nella nostra cultura diffusa, dove amiamo oscillare tra la superstiziosità preventiva che è tipica dell’etnia mediterranea e il senso di colpa appreso al catechismo, pensiamo che un’affermazione del genere porti male, o che possa stimolare qualche brutto tiro da parte degli dei.

D’altronde, rispondendo alla domanda “Come va?”, quasi nessuno di noi Italioti si sente di dichiarare “Bene!”.

Ma tutti ci affanniamo a precisare “Potrebbe andare meglio!”, “Da poveri vecchi!”, “Insomma!” e via con gli scongiuri.

Aggiungiamo il lamento, la perplessità, il mugugno, la ruminazione, il brontolio. Ed ecco che abbiamo la nostra bella ricetta per poterci mantenere sempre allo stremo.

Il che è un’ottima cosa, visto che da questa strategia emerge una nostra vita sostanzialmente felice (a dispetto di tutto …) e anche di soddisfazione (benché certo …) dove tante volte ci si può ritenere soddisfatti (ma non mi sentirei di dirlo davvero …) o che comunque potrebbe andare molto peggio (questo sì! …).

Questo non vuole significare che le disgrazie non esistono. Al contrario: ci sono eccome. Solo che: è meglio saltare loro addosso, invece che lasciarsene schiacciare.

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Ed ecco che un farmacista-psicologo francese, Émile Coué de la Châtaigneraie (1857-1926), il quale vive a Troyes sulla Senna e fonda nel 1913 la Société Lorraine de Psychologie Appliquée, studia all’inizio del Novecento l’ipnosi, presso il grande Prof Bernheim all’Università di Nancy.

Ben presto Coué si accorge, forse illuminato dai suoi studi, che: quando accompagna i farmaci del suo negozio con un bigliettino di indicazioni, succede quello che lui ha suggerito. Scrive “Tre pastiglie al dì; vedrà che il secondo giorno le passa il dolore; poi verso il quarto giorno lei tornerà a dormire come prima”. Dopo di che: avviene spesso che il cliente gli riferisca, pochi giorni dopo, che è successo proprio così come Coué aveva previsto nella sua prescrizione.

Invece che pensare di essere un mago, Coué si rende conto di avere inventato l’effetto placebo. E ne rimane soddisfatto.

Quindi fornisce a tutti quelli che incontra delle suggestioni dirette in senso positivo, come fossero le ricette della farmacia.

Potete chiamarle appunto dei “placebo” oppure delle “profezie che si autorealizzano”, oppure “ottimismo”, oppure “fortuna”.

E molti vedono Coué come il padre del pensiero positivo.

Émile Coué considera il suo metodo come una forma di ipnosi, che avviene per auto-suggestione cosciente, la quale interviene senza ricorrere alla trance. Per cui la chiama “padronanza di se stessi” (maîtrise de soi-même par l’autosuggestion consciente).

Gli Americani la traducono subito in self-mastery, con enorme successo. Dagli anni ’20 in poi, come accade tuttora, le librerie di tutti gli Stati Uniti sono piene di libri di auto-aiuto (self-help) che vengono detti anche “motivazionali”.

Sono testi che cercano di darti la carica a proposito di tutto e che ti spiegano, in sostanza, che se davvero ci credi, lo vuoi e ci provi, è probabile che ci riuscirai. E sarai tu a sconfiggere il destino invece che lasciarlo vincere contro di te.

Qualcosa come: Volere è potere. Oppure anche: Metticela tutta, che le cose andranno meglio. O anche, come diceva uno in un altro modo: Se non credi in te stesso, chi ci crederà? Oppure ancora: Se non ora, quando? E insomma si tratta anche un po’ di scegliere e di darsi una mossa.

Considerando che il fatto di stare male soggettivamente ci costa tanto quanto ci costa il fatto di stare soggettivamente bene. Forse anzi il male soggettivo ci costa un po’ di più, visti i prezzi delle farmacie. E questo accade anche quando sei colpito da dei mali concreti e reali.

Perché essere malati e insieme disperati o arrabbiati è certo peggio che essere malati e insieme sereni. Il che è ovvio, benché un po’ tutti fingiamo che non sia così.

Quindi posso continuare a dire con sicurezza che sono tutte balle. Per cui preferisco continuare a sentirmi male, in quanto mi sembra sia una posizione più seria e più rispettabile.

Comunque: Coué suggeriva di ripetere a se stessi, almeno una ventina di volte al giorno, eventualmente davanti allo specchio, sempre la medesima frase. Fino a che non mi entra bene in testa.

La dico nell’originale francese perché ci troviamo idealmente nel nost Piemont: Tous les jours à tous points de vue je vais de mieux en mieux.

Se non ti va: puoi provare a ripetertela anche tu. Grazie.

 

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