Erasmo – Università di Torino alumni 1506

Erasmo 1517

Erasmo da Rotterdam in un famoso quadro di Hans Holbein il giovane che lo ritrae nel 1517, una decina di anni dopo essersi laureato a Torino

 

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Laureato in psicologia?

Erasmo da Rotterdam è forse il più famoso dei nostri laureati di area (più o meno) psicologica o quanto meno umanistico-esistenziale.

Tutte le nostre laureate, così come i nostri laureati, meritano enorme rispetto e considerazione; anche indipendentemente dal voto con cui hanno coronato i loro studi. Ve ne sono peraltro alcune che sono riusciti più famosi, o che hanno avuto la capacità, l’opportunità e la fortuna (o forse anche la graziosità) di realizzare qualcosa di particolare. Benché niente escluda che ve ne siano di meno noti o anche del tutto sconosciuti, ma almeno altrettanto migliori.

E’ quindi sicuramente importante conseguire risultati elevati: aiuta nella vita ed è anche di soddisfazione.

Tuttavia, la votazione di Erasmo da Rotterdam, come risulta dal nostro verbale del suo esame di laurea svoltosi presso l’Università di Torino il 4 settembre 1506 (all’Università di Torino inventiamo tante cose nuove, ma conserviamo anche tutte quelle vecchie) risulta essere: “idoneo e sufficiente”. Niente di più.

 

1469-1536

Fatto sta che Erasmo da Rotterdam, o Desiderius Erasmus Roterdamus (aggettivato a volte in: Roterdamensis) si chiama in effetti, per l’anagrafe o le filze parrocchiali, Jeert Jeerts che nasce a Rotterdam, nell’attuale Olanda (allora: Fiandre o Paesi Bassi) nel 1469, da genitori non sposati.

Rimasto orfano da piccolo (i genitori muoiono di peste) i suoi sedicenti tutori gli portano via tutto; cosicché vive in povertà.

Quindi va a Parigi per farsi un po’ di cultura di base.

Poi va a Torino per laurearsi.

Erasmus consegue una sola laurea, quella appunto ricevuta presso la nostra Università di Torino, che è sempre la stessa in cui puoi studiare anche oggi, circa cinque secoli fa (quattordici anni dopo la scoperta dell’America).

Erasmo segue diversi altri corsi-training di approfondimento, particolarmente (tra l’altro): di nuovo a Parigi, con Montaigne; e poi a Venezia, con Aldo Manunzio; e poi a Cambridge, con Tommaso Moro. Ma non ritiene necessario di specializzarsi, seguendo lunghi corsi post-laurea o simili, dopo essere diventato orgogliosamente: Dottore a Torino.

Formalmente: Erasmo è Dottore in Teologia. La disciplina con cui si è chiamata spesso in passato, e qualche volta pure oggi, la ricerca attorno all’anima.

Del resto: nel Cinquecento non esiste ancora una Facoltà o un Dipartimento di Psicologia a Torino, mentre oggi non ne abbiamo di Teologia.

Anche se il nostro Rettore mi ha gentilmente fatto notare, in qualche occasione, che: col fondare la nuova Facoltà di Psicologia nel 1997, almeno per certi aspetti, ne abbiamo rinnovato la tradizione (della Teologia o quanto meno dello studio dell’Anima).

Erasmus gira continuamente per tutta l’Europa, senza fermarsi mai fermo a lungo. Muore poi, come può capitare a tutti, nel 1536 a Basilea (pace all’anima sua).

 

Erasmus 1523

Erasmo da Rotterdam in un quadro di Hans Holbein il giovane che lo ritrae nel 1523

Erasmus 1532

Erasmo da Rotterdam in un quadro di Hans Holbein il giovane che lo ritrae nel 1532

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Felice Perussia rende omaggio ad Erasmo

 

Il Principe degli umanisti d’Europa

Notevole studioso e letterato erudito: la qualifica intellettuale che più spesso si attribuisce a Erasmo da Rotterdam è quella di grande professatore della filologia umanistica. Tanto che molti, al suo tempo così come ora, lo chiamano, appunto: Principe degli umanisti.

Dove per filologia si intende, letteralmente (dal greco antico): l’amore per il discorso ovvero per per la parola; cioè il desiderio di riportare l’espressione diretta e originale della persona alla sua condizione primitiva, indipendentemente dalle deformazioni che tendono ad apportarle gli interpreti (successivi, ma anche immediati).

Ricordo che uno dei vanti più citati della psicologia è quello appunto di saper giocare anche con le parole.

All’epoca: per umanista si intende uno che si occupa della condizione esistenziale degli esseri umani; cercando di studiarla e di costruirci attorno anche delle riflessioni teoriche. Ma, soprattutto: occupandosi attivamente del suo possibile miglioramento.

Va pure notato che Erasmus è un ragionatore, ma non un razionalista. Pone inoltre grande attenzione alla dimensione emotiva (oltre che a quella cognitiva) della nostra soggettività.

Nel contempo: Erasmo, di personalità riflessiva, moderata, saggia e sornionamente ironica, è poco portato alle radicalizzazioni di parte. Tutto sommato: è molto convinto di quello che fa, pur essendone anche molto scettico.

Al di là della sua importanza, e straordinaria popolarità, come intellettuale e come scienziato della soggettività, la fama di Erasmo è dovuta al fatto che lo si considera il padre della tolleranza europea e anche della cultura europea (nel senso di: indipendente dai particolarismi nazionali) nel suo complesso.

Tra l’altro: è per questo che il primo, e più importante, programma di scambio interculturale d’eccellenza per la mobilità degli studenti universitari, all’interno della Comunità Europea, si chiama appunto Erasmus.

Uno dei risultati di tale sua attitudine eclettica e conciliativa che caratterizza Erasmus, tendente a vedere il meglio dove c’è (cioè: ovunque; e in particolare: anche tra gli avversari, ammesso che ce ne siano) è quello di venire considerato cattolico da alcuni protestanti e protestante da alcuni cattolici.

Per cui i suoi libri vengono bruciati in piazza, da qualcuno sia degli uni sia degli altri; mentre Erasmo conquista seguaci amorevoli e ammiratissimi sia tra gli uni sia tra gli altri.

Erasmo dialoga a lungo, pubblicamente, con Martin Lutero, la cui intelligenza gli piace sempre, ma che abbandona (intellettualmente parlando) quando riceve l’impressione che questi preferisca (in un crescendo di fanatismo, integralismo e dogmatismo) una posizione limitata e di parte, invece che un atteggiamento libero e fiducioso verso l’apporto che tutti possono portare, indipendentemente dalle divisioni ideologiche o di scuola.

Per cui, a quel tempo, si dice: “Erasmus dubitat, Lutherus asseverat”.

Tanto che questo gli è valso, da parte di alcuni, la qualifica di: cattolico protestante.

Ma al tempo suo è chiamato, molto più spesso e più diffusamente: Princeps Pacis (principe della pace).

Noi diremmo quindi: ammiratore della cultura e dell’umanità in generale, più che di questa o di quella sua teoria in particolare.

In ogni caso: Erasmo ha avuto un ruolo chiave anche nel moderare i contrasti fra cattolici e protestanti, al tempo della Riforma.

 

Il suo libro assolutamente più noto, uscito nel 1509, forse uno sviluppo del lavoro compiuto per la laurea appena conseguita all’Università di Torino, si intitola:

 

ELOGIO della FOLLIA

Il libro è scritto in forma allegorica: la Follia parla direttamente, tenendo un lungo soliloquio. Titolo originale, dato che il libro è scritto in latino come sempre accade all’epoca tra gli studiosi (oggi sarebbe in anglo-americano): Moriæ Encomium o Laus Stultitiæ.

Se, come spero, vi interessa il testo, lo trovate in vari siti; ad esempio:

Moriae Encomium (testo originale latino).
Elogio della follia (versione italiana a cura di Liber Liber).
Elogio della follia (versione italiana a cura di D. Fusaro).
Praise of Folly (versione inglese di J. Wilson).
Praise of Folly (versione inglese a cura di G. Smith e T. Eichenberger).

Un altro suo libro assai importante è il

DE LIBERO ARBITRIO

Una difesa della integrità e della dignità dell’uomo (della sua capacità intellettuale e immaginativa) in opposizione ad ogni intransigenza dogmatica (ovvero anche una critica a Lutero, che aveva magnificato il “De servo arbitrio”).

 

Erasmus Moriae Encomium Holbein marginalia 1515

Uno dei disegni apposti da Hans Holbein il giovane in margine ad una copia dell’Elogio della Follia di Erasmo nel 1515

Erasmus Moriae Encomium Holbein marginalia 1515

Uno dei disegni apposti da Hans Holbein il giovane in margine ad una copia dell’Elogio della Follia di Erasmo nel 1515

 

Uno psicologo?

E’ anche per questo, oltre che per il suo interesse filologico-umanistico, che possiamo annoverare a pieno titolo Erasmo nella categoria degli psicologi veri e propri.

All’epoca non esiste un Esame di Stato né un Ordine professionale degli Psicologi; che peraltro in Olanda, e in quasi tutti i Paesi del mondo, non esiste nemmeno all’epoca nostra attuale.

Né esisteva una suddivisione disciplinare specializzata come quella odierna. Ci si laureava solo per grandi categorie; più o meno: teologia, filosofia, medicina, diritto.

Comunque: il nostro Erasmo non segue corsi di medicina-fisiologia ma, prima di laurearsi, studia in seminario, prendendo nel 1492, presso il convento dei canonici regolari di Sant’Agostino di Steyn, gli ordini (anche se poi ne viene dispensato, dagli Ordini, direttamente da Papa Giulio II). Peraltro: nel 1535 rifiuta la nomina a Cardinale, che cercano di attribuirgli.

 

Quindi?

Conclusione: forse vi state chiedendo se possa valere la pena di laurearsi all’Università (di Torino).

O forse state dubitando della utilità o della efficacia, nei termini di qualità della propria futura testimonianza intellettuale o anche nei termini di uno sviluppo professionale soddisfacente, di una laurea in psicologia.

Pensateci meglio.

Seconda conclusione: Studiate!
(Lo diceva sempre anche Erasmo)
Pure se siete già laureati.
E: In bocca al lupo!

 

Citazioni

E se poi ti va di leggere qualche frase caratteristica di Erasmo, te ne propongo qualcuna in ordine sparso, dai suoi molti scritti:
“All’uomo non resta che un’incessante, ardita ricerca che si sviluppa entro un generale atteggiamento scettico. La verità quindi non può che essere umana, perché scoperta e quasi fabbricata nel tempo, dagli uomini”

“La natura ha insegnato la concordia ma l’uomo vuole la discordia”

“Meglio una pace ingiusta che una guerra giusta”

“Se il nome di patria serve a unire, ricordiamo che la patria comune e’ il mondo”

“Ubi bene est, ibi patria est”

“Ego mundi civis esse cupio, communis omnium vel peregrinus”

“Vedete la volpe che sta predicando, ma dietro, dalla cocolla le penzola fuori la testa di un’oca; poi c’è un lupo che assolve un penitente, e intanto gli scappa fuori un pezzo della pecora che tiene nascosta sotto la tonaca; infine ecco una scimmia vestita da francescano che assiste un malato: con la destra gli presenta il crocefisso, con la sinistra fa man bassa nella borsa dell’infermo”

“Certo che è bella una giovane vergine! Ma dal punto di vista della natura una vergine vecchia non è qualcosa di mostruoso?”

 

 

 

 

 

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