Il codice ingenuo: Rilievi preliminari

 

Riferimento bibliografico:

Perussia F., Benso G., “Il codice ingenuo: Rilievi preliminari”. In: Atti del Convegno di Psicologia Giuridica, Passo della Mendola, 1995. Milano: Vita e Pensiero, 1996, 67-86.

 

 


 

 

Felice PERUSSIA, Giovanni BENSO

IL CODICE INGENUO: RILIEVI PRELIMINARI

Viene presentata in questa sede una prima ipotesi di lavoro per l’analisi di un costrutto definibile come Codice Ingenuo. Ad esemplificazione della strategia di indagine sul tema, viene riportato un primo esercizio di ricerca, sotto forma di rilievi empirici preliminari, che offre alcuni indizi a favore dell’esistenza di tale costrutto e aiuta ad identificare alcune possibili direttrici per il futuro lavoro di indagine.
In prima approssimazione: l’ipotesi generale di partenza, da cui prende spunto il lavoro, è la convinzione secondo cui esistono vari livelli principali di identificazione delle norme che definiscono il comportamento lecito e/o illecito all’interno di una società. Tra questi è possibile, in prima approssimazione, identificarne almeno tre: quello della opinione pubblica; quello della legge; quello della giurisprudenza.
Un’altra ipotesi complementare a questa, su cui basiamo il nostro lavoro di ricerca in questo settore, è che tali strategie normative sono tendenzialmente differenti tra di loro, con vari possibili gradienti di divaricazione, legati a fattori diversi che coinvolgono sia variabili di natura individuale sia variabili di natura collettiva. Ciò può avvenire a molteplici livelli. Ad esempio: secondo gli specifici modelli di elaborazione cognitiva individuale; secondo la psicodinamica intrapsichica del singolo individuo; secondo dinamiche di natura psicosociale e in senso lato culturale.
Sullo sfondo, è presente la convinzione secondo cui tutte queste modalità di definizione delle norme comportamentali possono essere indagate nei termini della psicologia dell’attribuzione (cfr: Heider, 1958; Gulotta, 1982; Gorra, 1983). Ogni strategia di determinazione normativa è infatti fondamentalmente una modalità attraverso cui definire le cause dei comportamenti (chi ha fatto che cosa è perchè) ovvero le relative conseguenze (strategie preventive, deterrenti e punitive).
In sintesi: l’ipotesi di ricerca riguarda l’esistenza di più Codici Soggettivi compresenti all’interno di una medesima cultura. Ciascuno di questi Codici rappresenta appunto una forma di Codice Ingenuo (o del Senso Comune), caratteristico, a seconda del livello di analisi in cui ci si colloca, per ciascuna cultura, ciascuna sottocultura, ciascun individuo. Ispirandoci a Heider (1958), definiamo allora come Codice Ingenuo: le conoscenze non formulate o quasi-formulate ovvero implicite sulle leggi e le norme giuridiche (diritti, doveri e sanzioni) che regolano i rapporti tra gli individui nella comunità, così come sono espresse nella nostra esperienza e nel nostro linguaggio quotidiano.

Il costrutto Codice Ingenuo

A completamento, ancorchè provvisorio, di quanto appena accennato, sviluppiamo dunque alcune considerazioni che possono aiutare a chiarire meglio il costrutto in esame. Rimandiamo ad altra occasione una analisi più approfondita di questo tema, cui abbiamo già fatto riferimento in precedenti lavori da cui il presente intervento trae in parte origine (Perussia, 1987, 1988), limitandoci in questa sede a pochi aspetti indispensabili all’inquadramento evocativo della nostra strategia.
Quale sia il significato e la funzione della normativa giuridica è questione complessa e controversa almeno da quando una forma di diritto esiste. Altrettanto complessa è la questione del modo in cui gli individui sviluppano la propria percezione della liceità o meno di un comportamento, ovvero delle cause cui attribuire tale comportamento.
Qualsiasi gruppo umano si struttura inevitabilmente attorno a delle regole. Talvolta queste rimangono implicite, mentre talaltra queste vengono codificate. In psicologia si parla a questo proposito di contratto. Nelle relazioni interpersonali tale contratto è spesso implicito. Nelle relazioni sociali questo viene piuttosto esplicitato sotto forma di veri e propri documenti scritti e di norme del diritto positivo. Anche all’interno della tradizione giuridica si parla del resto di contratto sociale. In psicologia, con altre sfumature, si è parlato inoltre di artefatto normativo sociale (Calegari e Massimini, 1978).
In molti casi i contratti espliciti e quelli impliciti coesistono uno accanto all’altro interagendo fra loro. Si pensi alle relazioni familiari, dove esiste una dinamica profonda di interazione (ampiamente studiata dalla psicologia delle relazioni familiari) ma anche un diritto di famiglia codificato (che esplicita, ad esempio, le norme relative alla eredità o al tipo di rapporti da intrattenersi fra i coniugi). Lo stesso vale per le interazioni amichevoli, che avvengono sulla base di presupposti impliciti (indagati dalla psicologia delle close relationships) ma che possono anche venire considerate in termini di diritto (ad esempio: il diritto civile relativamente agli scambi, che può venire chiamato in causa, poniamo, quando un amico chiede indietro un regalo a qualcuno che nel frattempo gli è diventato antipatico).
Gli esempi in questo senso si potrebbero moltiplicare ampiamente. E’ importante comunque sottolineare che i livelli sono diversi e interagenti. Basti pensare al drammatico ed attualissimo tema della violenza all’interno della famiglia, dove sono presenti sia modelli di riferimento impliciti (ideologie educative, concezioni della relazione uomo-donna, immagini del concetto di violenza psicologica, effetti delle interazioni con i genitori, eccetera) sia modelli di riferimento codificati (da cui, ad esempio, la complessa discussione sulla definizione giuridica di un comportamento così complessamente interpersonale come la violenza carnale) (cfr: Caprara, 1987; Salvini, Storai e Turchi, 1994).
I livelli sono diversi anche nel senso che l’individuo agisce in base ad un proprio Codice di riferimento che può non coincidere, e spesso in effetti non coincide, con il Codice formale della società. Chi dà una sberla a suo figlio non agisce tanto a livello (codificato) di patria potestà, di abuso dei mezzi di correzione o di violenza privata quanto piuttosto a livello (implicito) di convinzioni personali sul ruolo materno o paterno. Chi affitta un immobile al di fuori delle leggi (formali) sulle locazioni agisce soprattutto ad un livello di concezione informale degli scambi tra privati individui. Anche qui gli esempi si potrebbero moltiplicare a dismisura.
In linea di massima, comunque, è un portato della ricerca psicologica la convinzione secondo cui i soggetti agiscono nel proprio ambiente fisico solo attraverso la mediazione del proprio ambiente psicologico, cui in effetti fanno riferimento. Analogamente, agiscono in proprio ed interagiscono con gli altri in base a meccanismi “oggettivi” di funzionamento della persona, ma avendo come punto di riferimento delle rappresentazioni soggettive di tale meccanismo. Questo tema, all’interno del diritto e delle sue applicazioni, si propone, da un punto di vista psicologico, come una questione di percezione interpersonale ovvero di teoria implicita della personalità, ovvero di espistemologia tanto psicologica quanto del diritto (Perussia, 1987; Quadrio, Castiglioni e Haller, 1994).
In psicologia, come già abbiamo accennato più sopra a proposito della definizione di Codice Ingenuo, si parla di psicologia “ingenua” riferendosi alla percezione di una realtà quale si presenta fenomenicamente, in termini immediati, al soggetto, indipendentemente dalla osservazione scientifica al riguardo. Per esemplificare: è psicologia ingenua la percezione del comportamento che caratterizza il cittadino comune (contrapposta alla valutazione sistematica che ne da lo psicologo scientifico); è fisica ingenua la lettura dei fenomeni fisici quale viene vissuta con immediatezza nella vita quotidiana (contrapposta alla valutazione sistematica che ne da il fisico di mestiere); è economia ingenua la percezione del sistema economico che ne ha una massaia al mercato (contrapposta alla valutazione sistematica che ne fornisce l’economista); e via dicendo. Il primo normatore è probabilmente la famiglia, altri sono i gruppi di appartenenza, sullo sfondo c’è il sistema normativo sociale.
Le teorie ingenue del comportamento comprendono al proprio interno sia una componente costatativa, relativa al come la gente agisce, sia una componente normativa, relativa al come la gente deve agire. Quest’ultima si basa, in particolare, su criteri relativi sia a ciò che è auspicabile (ciò che è bene fare) sia a ciò che è censurabile (ciò che non si deve fare).
Il diritto, a sua volta, è in parte una descrizione o costatazione, ovvero la traduzione formale di una regola morale diffusa, e in parte una prescrizione, ovvero lo sforzo da parte di quella che in effetti è una sottocultura (il parlamento, il sistema giudiziario) per fornire direttive ad altre sottoculture, ovvero alla società, sul comportamento da tenere.
Il diritto positivo ha diversi limiti. Ad esempio: è esplicito, ma in un contesto dove i modelli impliciti hanno un considerevole rilievo. E’ rigido, in un contesto dove le scelte e le valutazioni sono invece dinamiche. E’ parziale, poichè viene sviluppato solo da una parte degli attori sociali. E’ per certi aspetti aprioristico, poichè si basa principalmente sul confronto fra la concreta e sfumata situazione oggetto del procedimento e la norma codificata (fattispecie astratta). E’ limitato, poichè riduce comunque il comportamento ad una serie di categorie concettuali che, come ogni traduzione, ne circoscrivono e in parte ne stravolgono il senso. E’ potenzialmente viziato da un inevitabile meccanismo di autoriferimento, per cui il fatto di normare autoproduce delle strategie normative che derivano dalla struttura del processo normante (ovvero, in altre parole: il dibattito rischia continuamente di essere giocato sulla forma del diritto e non sulla sostanza degli oggetti cui si riferisce).
Nello stesso tempo, il diritto positivo è necessario al contratto sociale ed alla possibilità di convivenza tra gli uomini nelle società complesse. I suoi limiti sono piuttosto i limiti appunto del contratto sociale che, come ogni contratto, si trova a dover ridurre l’infinita possibilità delle interazioni a categorie circoscritte.
Dal punto di vista delle rappresentazioni sociali, esistono inoltre almeno due livelli principali di valutazione. Da una parte c’è la percezione del comportamento deviante (criminale) nei confronti del comportamento lecito (normale), dall’altra c’è la percezione del sistema sociale di mantenimento delle regole (esecutivo e giudiziario).
Nella nostra cultura contemporanea la questione viene resa ulteriormente complessa dal fatto che sono sempre più compresenti, all’interno del nostro mondo, modelli di rappresentazione del comportamento culturalmente diversi. La società multietnica verso cui ci stiamo muovendo rapidamente, ad esempio, pone gravi problemi di integrazione tra visioni normative del comportamento assai diverse tra loro. Il fatto che attualmente le carceri italiane siano affollate di soggetti che provengono da altre culture può essere meglio compreso anche alla luce di queste considerazioni.
Qualsiasi valutazione del comportamento coinvolge problemi di percezione interpersonale e, più in generale, di psicologia dell’attribuzione. Nel caso dei giovani, la rappresentazione del crimine ha particolare rilievo poichè, come è noto, gli adolescenti commettono molti reati, così come è altrettanto noto che la carriera delinquenziale inizia già nell’adolescenza, nel senso che la gran parte dei criminali esprime comportamenti illeciti sin dall’adolescenza
L’immagine del comportamento criminale ha a che fare, ad esempio, con la propensione ad attuare un crimine, ovvero con la decisione di denunciarlo quando se ne è testimoni. La disposizione al crimine è infatti verosimilmente correlata negativamente con la gravità percepita del crimine stesso, mentre la disposizione a denunciarlo è correlata positivamente a tale gravità percepita. Il nuovo processo penale (Gulotta, et Al, 1990) esalta altresì, tra l’altro, l’importanza della percezione collettiva del reato in quanto anche il giurato deve fare riferimento al dibattimento, che avviene in un contesto giuridico, ma giudica necessariamente anche in base al proprio Codice Ingenuo personale. La conoscenza della rappresentazione soggettiva del livello di gravità fornisce inoltre un punto di riferimento per interventi di prevenzione.
Vi sono dati che mostrano come la valutazione dei comportamenti criminali, giudicata attraverso varie scale, subisce oscillazioni anche notevoli nel tempo, oltre che da una cultura all’altra e da un gruppo sociale all’altro, spesso con variazioni significative legate all’età, al sesso, al gruppo etnico di appartenenza, alla ideologia (Borg, 1985; Forgas, 1980; Lampe, 1982, 1984; Howe, 1988; De Leo e Patrizi, 1992). Tali valutazioni sono state indagate con riferimento a vari indicatori, quali l’incidenza dei singoli comportamenti criminali, il loro livello di gravità, la responsabilità da attribuire a chi li mette in atto piuttosto che al sistema sociale. Tutto ciò ha particolare rilievo nel caso degli adolescenti (De Leo, 1990; De Leo e Cuomo, 1983; De Cataldo Neuburger, 1984; Berti e Kirchler, 1994).
La valutazione dei comportamenti criminali sembra altresì svilupparsi sin da un’età relativamente giovane e subire una evoluzione nel tempo, specie in relazione con gli stadi evolutivi del ragionamento morale (Arbuthnot, 1983; Sametz e Githen, 1984). Vi sono dati che mostrano come, anche intervistando soggetti che hanno compiuto dei crimini, tali valutazioni si correlino, ad esempio, con alcune caratteristiche di personalità dei soggetti (Gudjonsson, 1984).
Un primo rilevante problema che si pone è allora quello della identificazione di strumenti indicatori i quali evidenzino l’esistenza del costrutto Codice Ingenuo e permettano di metterlo a confronto, in termini possibilmente quantificabili, con altre forme di Codice rispetto alle quali il nostro si definisce appunto come Ingenuo. Il Codice Ingeuo può allora venire messo a confronto con il Codice Penale, il Codice Naturale, il Diritto Consuetudinario, l’applicazione effettiva del Codice nei tribunali e quant’altro.

Metodologia della ricerca

Come si è detto, la ricerca qui presentata ha come obiettivo di fornire un semplice esempio. Per ora si tratta solo di indizi, da verificare meglio in seguito, ma che ci è sembrato utile offrire comunque alla discussione. La natura complessa dell’argomento richiede infatti un certo lavoro di messa a punto preliminare prima di arrivare ad esprimere un vero e proprio modello al riguardo.
E’ stato dunque prodotto un questionario contenente 74 item. Ciascun item è stato ricavato da comportamenti rilevati dalla giurisprudenza come passibili di sanzioni in riferimento a fattispecie giuridiche, ovvero (in qualche caso) da altre fonti normative (non penali), con minime variazioni per renderlo più vicino al linguaggio corrente.
Il questionario è stato somministrato ad un gruppo di 140 soggetti maschi, di età compresa fra i 14 e i 22 anni, frequentanti un Istituto Tecnico Industriale di Albenga (provincia di Savona) ed un Istituto Professionale di Settimo Torinese (provincia Torino). Il questionario è stato somministrato per autocompilazione. La rilevazione è avvenuta nei mesi di aprile e maggio del 1995.
Per ciascun item è stata poi determinata la pena media che i vari articoli del Codice Penale, cui l’item fa riferimento, prospettano di erogare al soggetto ritenuto colpevole. Questa è calcolata sommando la pena minima e la pena massima previste dal Codice (in mesi) e dividendo tale somma per due.
Un siffatto criterio di determinazione del livello di pena erogabile appare un po’ rudimentale, e andrà perfezionato in ricerche successive. L’obiettivo che si propone è comunque quello di trovare un criterio quantitativo e oggettivo per avvicinare quella teoria implicita del comportamento (ovvero della personalità) che è nostra convinzione sia presente all’interno del diritto codificato (Perussia, 1988).

Risultati

Dai dati raccolti attravero i questionari è stata ricavata la Tabella riportata qui di seguito. Essa contiene: un numero d’ordine (Colonna 1); il testo letterale dell’item proposto (Colonna 2); la media delle valutazioni di gravità fornite per ciascun item (Colonna 3); il numero medio di mesi che il Codice indica come pena da cominare a chi venisse giudicato colpevole del particolare reato (Colonna 4).
L’insieme delle valutazioni di gravità espresse dal campione è stato poi trasformato in punti Standard (Colonna 5). Lo stesso è stato fatto per l’insieme delle pene teoricamente comminate dal Codice (Colonna 6). La differenza, in termini di punteggi Standard, tra valutazione di gravità attribuita dal campione e livello di pena attribuita dal Codice, viene riportata infine nella Colonna 7.

 

 

Item

valut Camp

mesi Cod

S scoreCamp

S score

 

 

Cod

S score Camp – Cod

 

 

 

 

 

1

Dopo avere investito una persona, fuggire immediatamente, mentre altri, senza che l’investitore lo sappia, prestano assistenza alla vittima

5.46

6.00

1.42

-.72

2.14

2

Non abbassare le sbarre di un passaggio a livello, da parte di un casellante, causando la morte di un automobilista il quale, attraversando il passaggio aperto, viene travolto da un treno che sta sopraggiungendo in quel momento

5.44

33.00

1.39

-.07

1.47

3

Introdursi in casa altrui ed essere sorpreso dal padrone di casa mentre si sta rubando, lottare con questo per riuscire a scappare con la roba rubata

5.41

78.00

1.36

1.00

.36

4

Introdursi in casa altrui per rubare

5.40

18.00

1.35

-.43

1.78

5

Costringere, con la violenza, un fruttivendolo concorrente a non presentarsi sul mercato per vendere anche lui prodotti ortofrutticoli

5.32

48.00

1.25

.29

.97

6

Picchiare la propria moglie, da parte del marito

5.29

36.00

1.22

0.00

1.22

7

Uccidere chi ha fatto testamento a proprio favore per entrare anticipatamente in possesso dell’eredità

5.29

252.00

1.22

5.16

-3.94

8

Abbandonare un minore di 14 anni che ci è stato affidato in custodia

5.26

33.00

1.18

-.07

1.26

9

Minacciare con una pistola l’impiegato di una banca e farsi dare i soldi della cassa

5.19

147.00

1.10

2.65

-1.55

10

Forzare la porta dell’abitazione di uno sconosciuto, per poterci entrare

5.16

36.00

1.07

0.00

1.07

11

Urtare una persona per impossessarsi della sua borsa

5.13

78.00

1.03

1.00

.03

12

Il marito che costringe la propria moglie ad avere con lui un rapporto sessuale, contro la di lei volontà

5.12

78.00

1.02

1.00

.02

13

Abusare dello stato di infermità, fisica o mentale, di una persona per fargli fare testamento a proprio favore

5.06

90.00

.95

1.29

-.34

14

Pagare, da parte di un Sindaco, con soldi del comune, una campagna elettorale a proprio favore

4.98

12.00

.85

-.57

1.43

15

Spacciare cocaina per denaro

4.97

42.00

.84

.14

.70

16

Aizzare il proprio figlio contro l’altro genitore da cui si vive separati

4.95

6.00

.82

-.72

1.54

17

Ferire involontariamente una persona e fuggire senza assisterla

4.95

48.00

.82

.29

.53

18

Consegnare dieci milioni ad un pubblico ufficiale per potersi aggiudicare un appalto pubblico

4.94

54.00

.81

.43

.38

19

Sperperare il patrimonio del figlio minore, di cui si ha l’amministrazione

4.91

6.00

.77

-.72

1.49

20

Non prestare, in qualità di genitore, la propria opera per l’educazione dei figli

4.91

6.00

.77

-.72

1.49

21

Arrestare una persona, da parte di un poliziotto che sa che quella persona non merita di essere arrestata

4.81

18.00

.66

-.43

1.09

22

Rinchiudere una persona in una grande stanza, in modo che possa muoversi, ma non possa uscire

4.77

51.00

.61

.36

.25

23

Picchiare il proprio marito, da parte della moglie

4.77

36.00

.61

0.00

.61

24

Impossessarsi della borsa di una persona, sfilandogliela senza toccare la persona stessa

4.75

18.00

.58

-.43

1.02

25

Rubare la merce che si sta trasportando, per conto di altri, sul proprio cammion

4.74

18.00

.57

-.43

1.00

26

Impossessarsi, senza danneggiarla, di un’automobile non custodita e con le chiavi nel cruscotto

4.71

42.00

.54

.14

.40

27

Far mancare, da parte del capofamiglia, i mezzi di sussistenza alla famiglia

4.68

6.00

.50

-.72

1.22

28

Rubare la merce dal cammion di un altro

4.68

18.00

.50

-.43

.93

29

Ottenere denaro da un soggetto per non denunciare un furto che questi ha effettivamente commesso, da parte di uno che lo ha visto rubare

4.66

42.00

.48

.14

.34

30

Regalare eroina a un tossicodipendente

4.65

42.00

.47

.14

.33

31

Ottenere denaro da un commerciante, da parte di un agente della finanza, per non denunciare alcune sue irregolarità contabili

4.65

96.00

.47

1.43

-.97

32

Sferrare un pugno ad una persona, la quale cade, batte la testa e muore

4.64

168.00

.46

3.15

-2.70

33

Spacciare hashish per denaro

4.60

27.00

.41

-.22

.63

34

Revocare immotivatamente una concessione edilizia, da parte del Sindaco, ad un rivale politico con il solo fine di danneggiarlo

4.59

12.00

.40

-.57

.97

35

Emettere un assegno a vuoto, senza essere in grado di pagarlo

4.57

4.00

.37

-.77

1.14

36

Rapire una donna maggiorenne a scopo di matrimonio

4.56

24.00

.36

-.29

.65

37

Bere molti alcoolici in discoteca, e poi tornare a casa guidando la macchina

4.54

.50

.34

-.85

1.19

38

Il marito che si introduce nella casa della moglie, dalla quale vive separato, senza il di lei consenso

4.45

18.00

.23

-.43

.66

39

Costringere un altro automobilista a fermarsi, stringendolo volutamente con la propria macchina sul lato della strada

4.42

30.00

.20

-.14

.34

40

Affidare, da parte di un Sindaco, l’esecuzione di lavori finanziati dal comune, ad una società privata di cui il sindaco stesso è socio, senza una preventiva asta pubblica

4.42

12.00

.20

-.57

.77

41

Offrire 10.000 lire a due agenti della polizia stradale, che non accettano, affinchè si astengano dal contestare una grave trasgressione al codice della strada

4.39

15.00

.16

-.50

.67

42

Sottrarre un minore che abbia compiuto i 14 anni, con il di lui consenso, alla mamma separata, che ne esercita la potestà

4.27

12.00

.02

-.57

.60

43

La moglie che si introduce nella casa del marito, dal quale vive separata, senza il di lui consenso

4.16

18.00

-.11

-.43

.32

44

Fare un picchetto all’esterno di una fabbrica, impedendo l’ingresso ai lavoratori che non vogliono scioperare

4.14

30.00

-.13

-.14

.01

45

Fare ubriacare un individuo senza il suo consenso

4.21

6.00

-.05

-.72

.67

46

Usare abusivamente il telefono altrui per comunicazioni personali, facendo credere all’intestatario dell’apparecchio che si sta telefonando per suo conto

4.11

21.00

-.17

-.36

.19

47

Prendere qualcosa in un grande magazzino ed uscire senza pagarla

4.09

18.00

-.19

-.43

.24

48

Sposarsi una seconda volta essendo ancora valido un matrimonio precedente

4.06

36.00

-.22

0.00

-.22

49

Dichiarare, all’impiegato dell’anagrafe, una falsa data di nascita del proprio figlio neonato

4.05

12.00

-.24

-.57

.34

50

Assumere senza concorso nel proprio ufficio, da parte di un pubblico ufficiale, il proprio nipote

4.04

12.00

-.25

-.57

.33

51

Non pagare gli alimenti al coniuge, dopo la separazione coniugale

4.01

6.00

-.28

-.72

.44

52

La moglie che costringe il proprio marito ad avere con lei un rapporto sessuale, contro la di lui volontà

3.91

78.00

-.40

1.00

-1.40

53

Caricare con violenza su una macchina la propria moglie, che si rifiuta categoricamente di tornare a casa

3.89

48.00

-.42

.29

-.71

54

Urtare una persona, danneggiandola

3.86

19.50

-.46

-.40

-.06

55

Caricare con violenza su una macchina il proprio marito, che si rifiuta categoricamente di tornare a casa

3.81

51.00

-.52

.36

-.87

56

Cercare di abbracciare una donna, da parte di un uomo, contro la volontà della donna stessa

3.61

51.50

-.75

.37

-1.12

57

Distendersi nudo (un uomo) a prendere il sole su una pubblica spiaggia

3.56

.50

-.81

-.85

.04

58

Trovare un portafoglio smarrito e non riconsegnarlo al legittimo proprietario o agli agenti di polizia

3.50

6.00

-.88

-.72

-.16

59

Acquistare degli oggetti preziosi, sapendo che derivano da un precedente furto

3.50

36.00

-.88

0.00

-.88

60

Non convivere abitualmente con l’altro coniuge senza giustificato motivo

3.48

6.00

-.90

-.72

-.19

61

Indrodursi nell’androne di un condominio, contro la volontà espressa di un condomino

3.35

18.00

-1.06

-.43

-.63

62

Uccidere una persona malata di un grave male incurabile, su pressante richiesta della persona malata stessa

3.34

126.00

-1.07

2.15

-3.22

63

Costruire abusivamente una veranda sul proprio terrazzo

3.28

12.00

-1.14

-.57

-.56

64

Impossessarsi di un modesto quantitativo di legna altrui per riscaldarsi

3.21

6.00

-1.22

-.72

-.50

65

Fare perquisire gli alunni, da parte del preside, per cercare l’autore di un furto commesso nella scuola

3.06

6.00

-1.40

-.72

-.68

66

Cercare di abbracciare un uomo, da parte di una donna, contro la volontà dell’uomo stesso

3.05

51.50

-1.41

.37

-1.78

67

Portare a casa le penne messe a diposizione del pubblico in un ufficio

3.04

18.00

-1.42

-.43

-.99

68

Sferrare un pugno ad una persona che ti ha appena offeso verbalmente, procurandogli un ematoma all’occhio sinistro guaribile in venti giorni

3.01

18.50

-1.46

-.42

-1.04

69

Schiaffeggiare una persona

2.95

3.00

-1.53

-.79

-.74

70

Avere un rapporto sessuale con una ragazza minore degli anni 14, essendo lei consenziente

2.81

78.00

-1.69

1.00

-2.69

71

Fracassare un vetro di un edificio pubblico, e poi rimborsare le spese per ripararlo

2.43

21.00

-2.14

-.36

-1.78

72

Distendersi nuda (una donna) a prendere il sole su una pubblica spiaggia

2.40

1.00

-2.17

-.84

-1.33

73

Acquistare, a prezzo scontato, maglie con il marchio contraffatto

2.31

36.00

-2.28

0.00

-2.27

74

Scambiarsi intensamente dei baci in una macchina parcheggiata nella pubblica via

1.90

.50

-2.76

-.85

-1.91

 

Un primo dato significativo rilevabile è la differenza, assai frequente, tra la gravità percepita e la pena attribuibile. In alcuni casi questa è notevole.
Un altro dato, molto rappresentativo, può essere espresso con un semplice numero, che rappresenta un indicatore base alla cui luce considerare il nostro costrutto. Questo è rappresentato dall’indice generale di correlazione tra le valutazioni di gravità fornite dal campione e le pene attribuite dal Codice (entrambi trasformati in punteggio standard). Accessorio a questo è il Test del Chi-quadro.

Correlazione globale tra Campione e Codice: .253 (p=0.064)
Chi-quadro: 4.92 (p=0.854)

Come ben si vede, sulla base degli indici presentati, esiste solo una modesta correlazione tra il Codice Ingenuo espresso dal campione di giovani ed il Codice, ma questa è debolissima, ovvero non statisticamente significativa.

Conclusione, il Codice Ingenuo e il modo di studiarlo

Nella prospettiva di un seminario di confronto, quale è lo spirito che caratterizza tradizionalmente gli incontri organizzati dal Centro di Psicologia Giuridica dell’università Cattolica al Centro Studi della Mendola, il senso di questa memoria è, come abbiamo detto, quello di una proposta di discussione, più che di un lavoro compiuto.
Poichè questo intervento si limita a proporre una ipotesi di ricerca esemplificata in forma empirica, risulterà dunque utile presentare alcuni possibili sviluppi che permettano il perfezionamento del lavoro in una prospettiva di ricerca quanto più possibile scientificamente fondata. La nostra indagine evidenzia per ora solo alcuni elementi indiziari. Sono peraltro necessarie alcune riflessioni di sfondo che ne inquadrino la complessità concettuale.
I nostri indizi sottolineano il problema della conoscenza del diritto sia dal punto di vista della consapevolezza diffusa delle norme legali sia dal punto di vista della prevenzione dei comportamenti devianti. E’ ben noto infatti che uno dei cardini su cui si basa il nostro ordinamento giuridico e giudiziario è la sostanziale (ancorchè, per certi versi, non assoluta) impossibilità di ignorare le leggi da parte del cittadino. Se tuttavia, in un gruppo di giovani, questo è conosciuto in termini diversi dalla sua lettera, ciò significa che viene parzialmente ignorato di fatto o quanto meno frainteso. Da un punto di vista formale, il sistema giuridico è salvo, poichè afferma la propria non ignorabilità. Ma da un punto di vista sostanziale occorre fare qualcosa. Dal punto di vista della prevenzione, appare evidente infatti che, se vi sono dei reati che non vengono considerati tali in termini di Codice Ingenuo, è più probabile che questi vengano messi in atto, per il semplice fatto che li si percepiscono come comportamenti più o meno leciti.
I nostri dati (indiziari) rilanciano inoltre il tema del confronto tra diritto codificato (romano) e diritto consuetudinario (anglosassone). Si tratta di un tema culturale epocale. Questo può essere espresso sotto forma di quesito: se esiste uno scollamento fra percezione delle norme da parte del pubblico e definizione delle norme da parte della legge, potrebbe essere più corretto, quanto meno in termini di efficacia (ovvero di teoria generale) del diritto, fare riferimento anche al Codice Ingenuo (come avviene di fatto con le giurie popolari arbitri assoluti del processo “all’americana”) oppure è preferibile mantenere come metro di paragone il solo diritto codificato (come tende ad avvenire nel processo di diritto romano)? In altre parole: la percezione soggettiva del diritto in essere, il Codice Ingenuo, non ha in teoria alcune interesse per il diritto codificato. Essa è invece rilevante per il diritto consuetudinario.
Pur senza voler entrare nel merito del complesso tema, è evidente che il nostro diritto normativo si va modificando in senso consuetudinario. L’insistenza con cui i giudici sottolineano la necessità di tenere conto delle circostanze per ogni situazione ne è una prova indiretta ma evidente. Non è però ben chiaro, in termini di descrizione sistematica, quanto oggi pesi il riferimento alle “circostanze” (che vengono lette sempre necessariamente in termini soggettivi, e quindi potenzialmente ingenui) e quanto invece pesi il riferimento al Codice.
Da un punto di vista più strettamente metodologico, la nostra serie di item presenta vari limiti. Il problema maggiore, da un punto di vista giuridico, sta forse nel fatto che l’erogazione delle pene da parte del giudice avviene appunto tenendo conto di una serie di fattori specifici al caso in esame che non possono essere espressi da una riduzione del reato ad una semplice frase isolata. D’altra parte, il Codice descrive appunto i reati con delle semplici frasi isolate.
Questo problema è un fattore strutturale del processo decisionale del giudice, il quale si trova ad agire sulla base di un repertorio fisso ed astratto, quale appunto è il Codice, ma adattandolo di volta in volta alle circostanze ed alla propria sensibilità. La ricerca psicologica ha ben messo in luce tale problema (Gulotta, 1987; Catellani, 1992).
Esiste inoltre il problema legato al fatto che il Codice dice (in astratto) una cosa e magari le “Procure” ne dicono (in concreto) un’altra. In effetti, i giudizi concretamente espressi dalla magistratura sono potenzialmente almeno in parte diversi dalla lettera del Codice, anche perchè (ovviamente) si riferiscono a fatti concreti e non a fattispecie astratte (di cui pure si preoccupano di tenere conto al meglio). Sarebbe perciò interessante rilevare quanto le differenze tra prescrizioni del Codice e sentenze effettivamente formulate dipenda dalle circostanze (come tendono a sottolineare i magistrati) oppure dalla filosofia delle Procure. Una delle affermazioni di principio più frequentemente sottolineate dai magistrati è infatti l’impossibilità di giudicare in astratto. C’è però da chiedersi, in termini di psicologia dell’attribuzione, se il magistrato non tenda a proiettare all’esterno, definendoli come circostanze, quelli che in realtà sono i propri stili idiosincratici di giudizio, ovvero l’atmosfera giudicante della Procura in cui si trova ad operare.
E’ possibile, in effetti, ipotizzare l’esistenza di più Codici Ingenui. Ad esempio: il Codice Ingenuo in senso lato, e cioè quello della Opinione Pubblica; il Codice Ingenuo giudiziario; il Codice Ingenuo delle singole Procure; il Codice Ingenuo degli avvocati; il Codice Ingenuo delle forze dell’ordine, e via dicendo.
Queste ultime riflessioni ripropongono anche il tema della certezza del diritto. Come già abbiamo accennato, è infatti opinione diffusa (ancorchè da verificare sistematicamente) tra gli operatori del diritto che le forme in cui il diritto viene applicato risentano di tradizioni locali (genius loci). Si dice ad esempio che, a seconda dei Fori di competenza ovvero a seconda dei singoli giudici, lo stesso reato possa tendere a venire valutato in maniera ricorrentemente diversa, e comunque in modo diverso dalla lettera del Codice. In altre parole: lo stesso reato potrebbe dare luogo a sentenze diverse in due Fori diversi. Ciò significa, tra l’altro, che il cittadino si trova in una situazione di sostanziale impossibilità a conoscere la situazione giudiziaria reale. Egli infatti deve basarsi su delle fonti certe, mentre l’uso effettivo di tali punti di riferimento normativi (impossibile da conoscere se non per contatto con la cultura locale che lo esprime) non è altrettanto certo.
Ci possono dunque essere varie strade possibili da seguire per mettere a fuoco il problema meglio di quanto abbiamo fatto, in prima approssimazione, con questa memoria (con questo ballon d’essai). Una è certo quella di utilizzare un campione maggiormente rappresentativo della popolazione in esame.
Si pone infatti, tra le altre, una questione, in parte formale e in parte sostanziale. Dal punto di vista del diritto, all’interno del gruppo intervistato vi sono infatti soggetti con responsabilità differenti: a seconda che abbiano meno di 18 anni (e siano quindi minorenni) oppure che siano maggiorenni. Dal punto di vista del Codice Ingenuo è poco verosimile ritenere che una discriminante formale di età (il compimento del diciottesimo anno) possa rappresentare un salto netto in termini di rappresentazioni soggettive. Meriterebbe tuttavia operare un confronto tra la categoria dei minorenni (14/17 anni) e quella dei maggiorenni (18 anni e più).
Ha probabilmente rilievo anche la differenza tra maschi e femmine, poichè la letteratura in materia mostra una evidente differenza tra i due sessi, in termini sia di valutazione della gravità dei reati sia di altri indicatori (quali percezione della colpa e della responsabilità relativa) sia in termini di tendenza a delinquere (che sembra essere maggiore nei maschi rispetto alle femmine). Sarebbe dunque utile avere due campioni rappresentativi: uno per i maschi ed uno per le femmine.
Poichè di fatto il Codice sembra venire applicato dai giudici in modo potenzialmente diverso da come indica la lettera del Codice, occorrerebbe inoltre utilizzare, invece che la semplice indicazione contenuta nel Codice stesso, una giuria di giudici, che indichino la pena media effettivamente erogata nella pratica. Ciò ripropone il tema (cui già abbiamo accennato) relativo al fatto che abitualmente il giudice sottolinea il fatto che occorre tenere conto di “molti altri fattori e circostanze” nel giudizio, per cui gli risulta difficile valutare un reato in astratto. Sarebbe infatti di grande interesse capire che cosa si intenda con tali “molti altri fattori e circostanze”. Questi infatti potrebbero rappresentare elementi del Codice Ingenuo del giudice, che di fatto vanno ad affiancare la sua conoscenza del diritto in sede di giudizio.
Il lavoro futuro del nostro gruppo di ricerca, presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, cercherà appunto di sviluppare, anche alla luce delle vivaci discussioni svoltesi al Passo della Mendola, queste linee di ricerca.

 

Riferimenti bibliografici

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Su internet, ho scoperto che l’articolo sarebbe stato pubblicato (anche) sulla rivista Marginalità e Società.
Non lo sapevo (e non ho capito bene). Penso comunque che il testo sia simile a quello riportato qui (non ho mai visto il numero della Rivista, che peraltro ringrazio della cortesia).

 

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