AntiPsichiatria

L’antipsichiatria è una tendenza internazionale, sviluppatasi a partire dagli anni ’60 del ‘900, che ha stimolato un nuovo modo di concepire i nostri concetti di normalità e di anormalità

Nasce in ambito medico, ma diventa poi un tema centrale per il movimento progressista

Contribuendo a ricollocare, almeno in parte, il tema del disagio mentale: dalla psichiatria alla psicologia

L’antipsichiatria è stata promossa da tre psichiatri: l’ungherese-americano Thomas S. Szasz (1920-2012); lo scozzese Ronald D. Laing (1927-1989); il sudafricano David Cooper (1931-1986)

E’ stata arricchita anche dalle analisi del sociologo canadese Erving Goffman (1922-1982) e dello psicologo-filosofo francese Michel Foucault (1926-1984)

Un vero e proprio monumento all’antipsichiatria è, nel 1975, il film di Milos Forman: Qualcuno volò sul nido del cuculo (One flew over the cuckoo’s nest)

 

cuculo nido1

 

L’antipsichiatria sostiene che la teoria secondo cui esisterebbe una normalità psicologica come dato di fatto naturale, rispetto alla quale ogni comportamento difforme va considerato come malattia mentale o come devianza e perversione, non è dimostrata da evidenze reali ma rappresenta piuttosto un pregiudizio ideologico

L’antipsichiatria non nega l’esistenza della malattia mentale; ma sostiene che la sua descrizione appare arbitraria, e spesso fantasiosa o mitica, quando avviene solo in termini (fintamente) bio-medici

Anche perché nei fatti la diagnosi di malattia mentale non deriva quasi mai da esami oggettivi, basati sull’evidenza controllata come avviene di solito per la vera e propria diagnostica medica, bensì dall’occhio clinico dello psichiatra

L’antipsichiatria degli anni ’60 è stata alimentata dal fatto che nei manicomi del ‘900 si sono radicati a dismisura molti trattamenti brutali e scientificamente discutibili, quali: elettroshock, uso pervasivo delle camicie di forza e dei letti di contenizione, malarie artificiali, coma insulinici provocati, lobotomie ecc

L’antipsichiatria sottolinea come, in non pochi casi, il manicomio si sia trasformato in un’istituzione totale semi-carceraria, spesso fatiscente, di pura custodia invece che di cura e di riabilitazione

Nota come la psichiatria abbia finito in certi casi per diventare uno strumento di controllo sociale, quando non un artificio per reprimere i dissidenti politici, come è accaduto nei Paesi totalitari (ad esempio: in Unione Sovietica)

In Italia il movimento antipsichiatrico ha prodotto effetti considerevoli

E’ all’origine della legge 180, del 13 maggio 1978, generalmente citata con il nome dello psichiatra esistenzialista Franco Basaglia (1924-1980) che ne è l’ispiratore e promotore

La legge Basaglia è stata promulgata in gran fretta

per evitare il Referendum, voluto dal Partito Radicale e programmato per l’11 giugno dello stesso anno, abrogativo della vecchia normativa manicomiale (del 1904)

La legge 180 è formalmente intitolata agli “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”

Di fatto ha determinato la chiusura degli ospedali psichiatrici

benché senza mai essere perfezionata, affiancandola con l’introduzione di adeguate forme alternative di assistenza

L’antipsichiatria in Italia ha stimolato anche:

La drastica limitazione del ricovero coatto (Trattamento Sanitario Obbligatorio) che prima poteva invece essere messo in atto con notevole facilità e arbitrio

La chiusura delle classi differenziali separate, in cui venivano raggruppati i bambini diversamente abili, a favore del loro inserimento nella scuola di tutti

 

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Molti approfondimenti sul tema in: Perussia, F. (2015). Storia della Psicologia: Manuale di scienze della mente. Milano: Psicotecnica Amazon.

Per capire meglio la psicologia, si veda anche l’omonimo sito: StoriadellaPsicologia.it

 

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